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Posts Tagged ‘paura’

E’ notizia (Agr) di pochi minuti fa. Un incendio, probabilmente di natura dolosa, e’ divampato nel campo nomadi del quartiere Ponticelli a Napoli. Il fuoco ha distrutto alcune delle baracche abbandonate dai rom il mese scorso. Proprio in questi giorni alcune famiglie stavano tornando nel campo. Secondo gli accertamenti dei carabinieri e dei vigili del fuoco, nessuno e’ rimasto ferito.

La sicurezza dei cittadini, tutti i cittadini, l’immigrazione, i rom … sono temi che continuano ad alimentare il dibattito nel nostro paese.

L’iniziativa del comunicato “Il volto di ogni uomo è immagine di Dio” è stato condivisa, ad oggi, da 392 persone che hanno sottoscritto l’appello. Più di 100 amici hanno inserito un commento al post e decine di blog hanno ripreso l’appello ampliandone la sua diffusione. Per quanto è possibile Chicco di Senape, con le sue piccole forze, continuerà a tener alta l’attenzione.

Al riguardo riportiamo l’interessante articolo “Il valzer della paura” di Barbara Spinelli pubblicato oggi su la Stampa; l’editoriale “Prima però le impronte ai parlamentari e i loro figli” pubblicato questa settimana da Famiglia Cristiana; il comunicato della Fondazione Cei Migrantes diffuso al termine di un corso di formazione svoltosi nei giorni scorsi a Verona; il comunicato di Pax Christi del 30 giugno; la dichiarazione di Andrea Olivero, presidente nazionale delle Acli (3 luglio), la conferenza stampa della Comunità di Sant’Egidio (3 luglio).

“Accoglienza, legalità e sicurezza, per tutti” è la lettera, resa pubblica oggi, scritta da 10 preti del Friuli Venezia Giulia e uno del Veneto per dire no alle discriminazioni e al razzismo.

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Il volto di ogni uomo è immagine di Dio
un’opinione cristiana sull’emergenza sicurezza

Circa 200mila sorelle e fratelli zingari, in gran parte italiani, abitano oggi in Italia. Molti di loro sono oggetto negli ultimi giorni di persecuzioni intollerabili.

Gli zingari, e con loro tutti gli immigrati, appaiono ad alcuni nostri concittadini come nemici da odiare, respingere, rifiutare. Sono sotto i nostri occhi azioni che esprimono odio verso il diverso, un odio che la nostra storia occidentale ha già conosciuto.

Alcuni italiani credono che il rifiuto di chi è ritenuto “diverso” crei sicurezza per il territorio. Il bisogno di sicurezza appartiene a ogni essere umano, a ogni comunità, a ogni popolo: la sicurezza è diritto e speranza di ogni uomo. È il bisogno di sentirci rispettati, protetti, amati. Il bisogno di vivere in pace, di incontrare disponibilità e collaborazione nel nostro prossimo.

Da molto tempo questa concezione della sicurezza sta franando di fronte alle paure degli italiani. Paure provocate dall’incertezza economica – che riguarda un numero sempre maggiore di persone – e dalla presenza nelle nostre città di persone sradicate e povere che hanno dovuto lasciare i loro paesi proprio nella speranza di una vita migliore.

La vera sicurezza è una prospettiva di vita degna di essere vissuta per noi e per i nostri figli, la possibilità di vivere in un ambiente accettabile e ospitale, sapere di non essere considerati rifiuti per il solo fatto di essere vecchi o malati. Senza questo non saremo mai sicuri.

Sappiamo bene che le ragioni della paura e dell’inquietudine stanno anche nella diffusione di forme odiose di criminalità e di comportamenti devianti – dei nativi e degli immigrati -, ma crediamo che la sicurezza sia una cosa terribilmente seria e delicata e come tale vada affrontata.

Sappiamo che occorre governare fenomeni sociali complessi: offrire un’informazione che aiuti a comprendere la complessità del reale e non a proporre false equazioni tra immigrazione e criminalità seminando odio e paura.

Occorrono politiche di integrazione rigorose e lungimiranti: interventi di riqualificazione del territorio, politiche penali rinnovate, che fondino la legalità sulla prossimità e sulla giustizia sociale.

Crediamo che si costruisca sicurezza laddove si costruisce accoglienza, dove le persone si sentono riconosciute, dove i cittadini partecipano alla vita comune.

Come credenti ricordiamo la preghiera di Gesù nell’ultima cena quando affida al Padre i suoi chiedendo che siano uno, come Lui e il Padre sono uno. Indicava cosi nell’essere uniti e coesi il valore più prezioso, lasciando come testamento uno stile di vita. Non possiamo dimenticare questa richiesta ai discepoli di essere strumento di unità.

Chiediamo ai fratelli credenti, ai figli di Abramo, uomo dell’accoglienza della volontà di Dio e di ogni ospite che si affaccia alla sua tenda, di non abbandonare la speranza e di lottare perché nel volto di ogni uomo sia rispettata, riconosciuta ed amata l’immagine di Dio.

E chiediamo ai nostri Pastori di accompagnare con voce forte la presenza del messaggio di amore che il Cristo ha affidato ai suoi, sostenendo ogni azione di servizio ai più deboli, nella tradizione dei discepoli dell’unico vero Maestro, che non ha rinunciato a combattere e denunciare ogni ingiustizia.

Il grido dell’Apocalisse (3,15-16) “…Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca” scuota le nostre coscienze.

Torino, 21 maggio 2008

Il coordinamento di Chicco di Senape: Oreste Aime, Simona Borello, Nino Cavallo, Paolo Chicco, Claudio Ciancio, Giuseppe Elia, Tommaso Giacobbe, Paola Giani, Marco Mazzaglia, Ugo Perone, Enrico Peyretti, Franco Peyretti, Domenico Raimondi, Toni Revelli, Maria Adele Roggero, Ugo Gianni Rosenberg, Fiorenzo e Anna Maria Savio, Stefano Sciuto, Adriana Stancati Momo, Riccardo Torta.

Per manifestare il tuo interesse, firma questo testo, inviando una e-mail a chiccodisenape@gmail.com con il tuo nome e cognome e città o lascia un coomento al post.

Ti invitiamo a diffondere il Comunicato Stampa tra gli amici e i colleghi: scarica testo in pdf

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Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

(Bertolt Brecht)

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