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Posts Tagged ‘razzismo’

Di nuovo, considerate di nuovo
Se questo è un uomo,
Come un rospo a gennaio,
Che si avvia quando è buio e nebbia
E torna quando è nebbia e buio,
Che stramazza a un ciglio di strada,
Odora di kiwi e arance di Natale,
Conosce tre lingue e non ne parla nessuna,
Che contende ai topi la sua cena,
Che ha due ciabatte di scorta,
Una domanda d’asilo,
Una laurea in ingegneria, una fotografia
E le nasconde sotto i cartoni
E dorme sopra i cartoni della Rognetta,
Sotto un tetto d’amianto,
O senza tetto,
Fa il fuoco con la monnezza,
Che se ne sta al posto suo,
In nessun posto,
E se ne sbuca dopo il tiro a segno,
“Ha sbagliato”,
Certo che ha sbagliato,
L’Uomo Nero
Della miseria nera,
Del lavoro, e da Milano,
Per l’elemosina di un attenuante,
scrivono grande: NEGRO,
Scartato da un caporale,
Sputato da un povero cristo locale,
Picchiato dai suoi padroni,
Braccato dai loro cani,
Che invidia i vostri cani,
Che invidia la galera,
(Un buon posto per impiccarsi)
Che piscia con i cani,
Che azzanna i cani senza padrone,
Che vive fra un No e un No,
Tra un Comune commissariato per mafia
E un Centro di Ultima Accoglienza,
E quando muore una colletta
Dei suoi fratelli a un euro all’ora
Lo rimanda oltre il mare, oltre i deserto
Alla sua terra – “A quel paese!”
Meditate che questo è stato,
che questo è ora,
Che Stato è questo,
Rileggete i vostri saggetti sul Problema
Voi che adottate a distanza
Di sicurezza, in Congo, in Guatemala,
E scrivete al calduccio, né di qua né di là,
Né bontà, roba da Caritas, né
Brutalità, roba da affari interni,
Tiepidi, come una berretta da notte,
E distogliete gli occhi da questa,
Che non è una donna
Da questo che non è un uomo
che non ha una donna
E i figli, se ha figli, sono distanti,
E pregate di nuovo che i vostri nati
Non torcano il viso da voi. 

ADRIANO  SOFRI
“Nei ghetti d’Italia questo non è un uomo”
LA  REPUBBLICA, 12 GENNAIO 2010, PAG. 7

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Riportiamo un’articolo pubblicato sul sito web Dialoghi, portale attraverso il quale l’Azione Cattolica Italiana si confronta con il dibattito in corso nel Paese e offre il proprio contributo al Progetto culturale della Chiesa italiana.

Quello che impressiona è la scarsità di reazioni. Uno Stato europeo – anzi, fondatore del “miracolo” politico dell’Unione Europea -, uno Stato con una tradizione culturale e giuridica importante, propone nel XXI secolo una schedatura su base etnica

Facciamo fatica a pensarlo. Ma facciamo ancora più fatica a comprendere il perché della reazione assonnata, indifferente, se non complice. Non è questione di parte: si può essere di destra o di sinistra, di centro o apolitici, ma non si può non rendersi conto e non applicare un principio di elementare civiltà giuridica.

Propongo due riflessioni in proposito, cercando di evidenziare due errori di ragionamento molto comuni.

Il primo errore confonde il motivo per cui qualcuno è sanzionabile.
Si possono prendere provvedimenti verso chi commette reati. Anzi, compito primario dello Stato è garantire la sicurezza. Rinunciamo, nella convivenza civile, all’uso privato della forza per delegarla a un sistema di sicurezza pubblica democraticamente organizzato e controllato. Il monopolio della forza da parte dello Stato da una parte è garanzia verso i deboli (in quanto protegge dal sopruso del più forte) e dall’altra principio di equità della pena (che deve distinguersi dalla vendetta).

Può anche accadere che di fatto la maggior parte dei membri di un certo gruppo abbiano compiuto un determinato reato e siano per questo motivo giustamente sanzionati. In ogni caso vale il principio che si è sanzionati non per l’appartenenza a un gruppo, ma per aver commesso un reato. Anche se tutti i Rom fossero, per esempio, sanzionati per aver rubato, resterebbe forte il principio che sono sanzionati in quanto ladri e non in quanto Rom.

Il secondo errore consiste nel fidarsi di conoscenze “ovvie”, talmente diffuse che nessuno si preoccupa di verificare.
La Fondazione Migrantes ha commissionato al dipartimento di Psicologia e antropologia culturale dell’Università di Verona una ricerca sugli stereotipi legati ai Rom. Vengono analizzati i presunti casi di sottrazione di minore (un’accusa tipica verso i Rom) dal 1986 al 2007. Non esiste un solo caso accertato di rapimento su 30 denunce e 11 iniziative dirette dell’autorità giudiziaria. Rom e Sinti sono assieme 150.000 persone in Italia, di cui 70.000 cittadini italiani. Sono lo 0,3% della popolazione del nostro Paese, la media Ue è del 2%).

Detto questo il rispetto della legge vale anche per Rom e Sinti, come per gli autoctoni, gli stranieri, gli studenti, le casalinghe e le alte cariche dello Stato. Non vorremmo che a fare la differenza fosse lo status sociale e il reddito – visto che nessuno sembra preoccuparsi dell’appartenenza all’etnia Rom quando ci si chiama ad esempio Ibrhaimovic, che guadagna 4,5 milioni di euro l’anno all’Inter.

Forse questa esperienza ci aiuta a comprendere meglio la passività con cui vennero accettate – ma non da tutti – le leggi razziali del 1938. E, ancor prima, i tanti pregiudizi che si sviluppano nella storia. Si veda ad esempio il recente libro di Francesco Germinario Argomenti per lo sterminio (Bollati Boringhieri 2008 ) in cui si narra come si sviluppò in modo oscuro e poco appariscente il pregiudizio antisemita nella pubblicistica francese da metà Ottocento in poi.

“Famiglia Cristiana” (26) ha narrato la storia di Goffredo Bezzecchi, Rom cittadino italiano, schedato dai fascisti nel 1942 quando aveva 13 anni. E schedato una seconda volta a 69 anni da agenti della polizia e da carabinieri il 6 giugno 2008 alle 5.20 di mattina, assieme agli altri 34 abitanti di un campo nomadi comunale vicino a Milano. Tutti cittadini italiani, tutti con lavoro regolare, tutti con figli che frequentano regolarmente le scuole.

Quasi tutte le voci critiche sono venute dal mondo cattolico. Anche qualche intellettuale ebreo, come Moni Ovadia, si è espresso. Vorremmo che ci fossero più voci. Come ha detto a suo tempo il pastore luterano Niemoller al tempo del Terzo Reich: “Prima vennero per i comunisti, non dissi nulla perché non ero comunista; dopo vennero per i socialdemocratici, non dissi nulla perché non lo ero; poi vennero per i sindacalisti, non dissi nulla perché non ero sindacalista; dopo vennero per gli ebrei, non dissi nulla perché non ero ebreo; quindi vennero a prendere me, e non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa”.
 

Anselmo Grotti
Sito Web: Paesaggi mentali condivisi
Università di Siena, Facoltà di Filosofia

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E’ notizia (Agr) di pochi minuti fa. Un incendio, probabilmente di natura dolosa, e’ divampato nel campo nomadi del quartiere Ponticelli a Napoli. Il fuoco ha distrutto alcune delle baracche abbandonate dai rom il mese scorso. Proprio in questi giorni alcune famiglie stavano tornando nel campo. Secondo gli accertamenti dei carabinieri e dei vigili del fuoco, nessuno e’ rimasto ferito.

La sicurezza dei cittadini, tutti i cittadini, l’immigrazione, i rom … sono temi che continuano ad alimentare il dibattito nel nostro paese.

L’iniziativa del comunicato “Il volto di ogni uomo è immagine di Dio” è stato condivisa, ad oggi, da 392 persone che hanno sottoscritto l’appello. Più di 100 amici hanno inserito un commento al post e decine di blog hanno ripreso l’appello ampliandone la sua diffusione. Per quanto è possibile Chicco di Senape, con le sue piccole forze, continuerà a tener alta l’attenzione.

Al riguardo riportiamo l’interessante articolo “Il valzer della paura” di Barbara Spinelli pubblicato oggi su la Stampa; l’editoriale “Prima però le impronte ai parlamentari e i loro figli” pubblicato questa settimana da Famiglia Cristiana; il comunicato della Fondazione Cei Migrantes diffuso al termine di un corso di formazione svoltosi nei giorni scorsi a Verona; il comunicato di Pax Christi del 30 giugno; la dichiarazione di Andrea Olivero, presidente nazionale delle Acli (3 luglio), la conferenza stampa della Comunità di Sant’Egidio (3 luglio).

“Accoglienza, legalità e sicurezza, per tutti” è la lettera, resa pubblica oggi, scritta da 10 preti del Friuli Venezia Giulia e uno del Veneto per dire no alle discriminazioni e al razzismo.

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Oltre 20 organizzazioni della società civile e del no profit si sono ritrovate questa mattina nell’Aula Magna dell’Università La Sapienza di Roma per confrontarsi sugli episodi di intolleranza degli ultimi tempi che hanno avuto per protagonisti immigrati e soprattutto rom.

Un appuntamento dal titolo “Mille voci contro il razzismo – Il razzismo ci rende insicuri” che di fatto da’ il via ad una sorta di mobilitazione contro una cultura ed una politica che si sta affermando nel nostro paese che non riconosce nel diverso, nello straniero, un soggetto di pieno diritto umano.

Dal dibattito e’ emersa una netta contrarieta’ al decreto sicurezza varato dal governo e sul quale si chiede un ripensamento al Parlamento. Contro la criminalita’, ribadiscono la strategia della prevenzione e della integrazione; principi affermati dalla Costituzione italiana e dal diritto internazionale.

Nutrito il gruppo di organizzazioni che hanno promosso l’iniziativa: Acli, Amnesty International, Antigone, Arci, Asgi, Cantieri Sociali, Cgil, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Federazione Rom e Sinti Insieme, Fuoriluogo, Giuristi Democratici, Libera, Link, Lunaria, Magistratura Democratica, Medici Contro la Tortura, Mensile Confronti, Progetto Diritti.

Presenti, fra i tanti, l’Unhcr, la Caritas Italiana, la Fondazione Migrantes, la Comunità di Sant’Egidio, il presidente della Regione Puglia Nicki Vendola, l’ex ministro Paolo Ferrero, Pietro Ingrao, Tullia Zevi, Gad Lerner.

Intanto a Milano nasce l’osservatorio sul rispetto dei diritti fondamentali. L’iniziativa è del Coordinamento rom, del quale fanno parte Caritas Ambrosiana, Acli, Arci, Camera del Lavoro e Casa della Carità. Pagani (Opera Nomadi): “Oltre che sbagliati da un punto di vista sociale, i provvedimenti del pacchetto sicurezza sono iniqui, discriminatori e in alcuni passaggi ricordano una sorta di pulizia etnica”. Domani sera, convegno alla Camera del Lavoro con avvocati e giuristi.

Riportiamo il comunicato stampa (.pdf) di Opera Nomadi di Milano inerente gli avvenimenti di questi giorni invitando gli amici di Chicco di Senape ad inviare un messaggio di solidarietà.

Infine, ricordiamo che è possibile sottoscrivere fino al 30 giugno il comunicato promosso da Chicco di Senape “Il volto di ogni uomo è immagine di Dio”.

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Riportiamo il post che don Vinicio Albanesi ha pubblicato sul suo blog (http://www.vinicioalbanesi.it/).

E’ una gara di provvedimenti, di incontri, di interviste per dichiarare che il “problema” della sicurezza in Italia sono gli zingari e i clandestini. Alle parole seguiranno i fatti promettono ministri, sindaci, amministratori, intervistati.

Novelli sacerdoti della purezza del tempio (l”Italia) si impegneranno alla lotta senza quartiere contro i cani (gli zingari) e gli infedeli (i clandestini). Quando le misure saranno applicate, sono sicuri che la purezza del tempio della nazione ritornerà a risplendere, il male scomparirà e la pace sociale regnerà per sempre. Nel frattempo pensa il popolo a incendiare baracche e a mettere in fuga gli indesiderati.

Dichiaro pubblicamente di essere dalla parte degli zingari, nonostante siano fannulloni, ladri, imbroglioni, puzzolenti, sfruttatori di bambini. E dalla parte dei clandestini, perché sono soli, poveri, sbandati, delinquenti. I motivi sono semplici:

– perché i delitti e il crimine non hanno nazionalità;
– perché sono spesso maltrattati e perseguitati nei loro paesi;
– perché nessuno li vuole;
– perché non voglio essere annoverato tra gli Einsatzgruppen del terzo millennio;
– per riparare alla compravendita di sesso di donne e di minori da parte di nostri connazionali all’estero;
– perché anche i veri cani randagi hanno garantito un rifugio;
– perché sono creature umane;
– perché i loro bimbi hanno diritto al futuro come i nostri;
– perché lenire le loro sofferenze è un dovere umanitario;
– perché 70 mila zingari sono italiani;
– perché è possibile lavorare con loro;
– perché è possibile la convivenza umana;

Così han fatto Cristo con i ladroni e San Francesco con il lebbroso.

Segnaliamo l’articolo scritto da don Gino Rigoldi pubblicato oggi sul Corriere della Sera.

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