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San Giovanni

Riportiamo l’omelia dell’Arcivescovo Severino Poletto in occasione della solennità di San Giovanni.

Questa è una Celebrazione particolare, unica nell’anno, perché nell’Eucaristia della festa del Santo Patrono della nostra città, San Giovanni Battista, la comunità cattolica di Torino e le Autorità civili si ritrovano unite davanti all’altare del Signore e non per fare un convegno dove si dicono parole umane, bensì per confrontarsi con quanto Dio stesso desidera dire oggi a questa nostra città affinché continui il suo cammino di crescita con attenzione particolare ai valori civili che riguardano la vita delle persone, ma anche valutando la qualità del nostro rapporto con Dio. San Giovanni ci chiede di confrontarci con il problema di Dio. Non possiamo fingere che questa non sia una questione seria per la vita di ognuno, specialmente delle persone intelligenti, le quali in forza della loro capacità di ragionare non possono sfuggire alla domanda fondamentale sul senso dell’esistenza umana, considerando che mentre vorremmo tutti che la vita non finisse mai, la realtà della morte ci inchioda su una questione di fondo: “E dopo? Che sarà di noi?”. Questo è il momento di ricuperare un po’ di umiltà per ascoltare Dio che ci viene in aiuto e illumina la nostra mente attraverso la Parola di Gesù che ci garantisce che siamo stati creati per l’immortalità.

Giovanni Battista, del quale oggi celebriamo la nascita prodigiosa, ha avuto la missione di preparare i suoi contemporanei alla ormai imminente venuta di Gesù, il Messia annunciato dai profeti. E questo compito Egli continua a svolgerlo anche nei nostri confronti perché Gesù è già venuto e chiede a ciascuno di noi di essere accolto. Quando la gente, commentando gli eventi straordinari che hanno accompagnato la nascita del Battista, si domanda: “Che sarà mai questo bambino?” lo fa soprattutto perché Zaccaria, suo padre, rompendo la tradizione che voleva che al figlio fosse dato il nome del padre, decide a sorpresa che venga chiamato Giovanni, nome che significa “Dio concede la sua grazia”, cioè “Dio è misericordioso”. Dire misericordia significa, rifacendosi alla tradizione ebraica, pensare ad un’alleanza tra due parti che prevede un impegno di solidarietà concreta verso quella più debole. Perciò Giovanni sarà profeta della misericordia di Dio.

Questo è un grande richiamo per noi, perché essendo Egli il nostro Patrono, deve essere considerato un punto fermo di riferimento, il modello attorno al quale ricomporre e ravvivare lo spirito di fraternità che sta alla base della vita delle nostre comunità, quella cristiana e quella civile. Anche nell’oggi della nostra città Egli ci chiede di saper manifestare l’amore misericordioso di Dio: lo chiede anzitutto alla comunità cristiana, ma lo chiede anche a tutta la società civile. Torino sta vivendo un tempo di sfide, in parte paragonabile a quello nel quale si trovava a profetare Isaia come abbiamo sentito nella prima lettura. Sfide sul piano culturale, sociale, economico, etico e religioso. Per la fede cristiana ogni situazione difficile più che occasione di preoccupazione è piuttosto un’opportunità di cogliere una luce, una grazia che viene dall’alto. Guardare in faccia i problemi ci stimola a non scoraggiarci bensì a crescere nella responsabilità. Torino è chiamata al coraggio di andare oltre, di proporsi ancora una volta come città laboratorio, di approfondire il ruolo di “esperta in umanità” che la grande storia dei Santi sociali ci ha consegnato. Una città dove non mancano le risorse di cuore, di intelligenza e di capacità organizzativa utili per accogliere l’appello che i segni dei tempi le propongono anche attraverso eventi complessi e, talvolta, di forte impatto.

1. Vivere insieme, non contro.

È chiaro per tutti che il volto di Torino sta cambiando anche per la presenza di persone che per circa un decimo dell’intera popolazione provengono da altri paesi, da altre culture e con altre convinzioni religiose. È evidente che questa diversità può suscitare sentimenti di incertezza, di smarrimento e addirittura di sconcerto e paura. L’occhio misericordioso di Dio ci aiuta a non rimanere alla superficie della questione. Così come capitò nel difficile momento del primo incontro tra le comunità cristiane provenienti dal giudaismo e quelle di origine pagana, anche noi dobbiamo procedere ad un serio discernimento alla luce della Parola di Dio e della preghiera. Un discernimento che ci aiuti a capire che il futuro di Torino va costruito “insieme” e non “contro”, nella logica evangelica del bene comune, che pone nelle mani di ognuno la responsabilità verso tutti, postulando per ciascuno diritti e doveri. L’incontro con lo straniero non può in alcun modo sottovalutare o eludere il dovere di onorare la dignità dell’altro, specie se costretto a fuggire da conflitti o da situazioni di povertà. Il mio cuore di Pastore pensa soprattutto alle persone vittime di tratta: questa è una piaga dove è urgente fare di più sia sul versante dei protettori che dei clienti. Questo però è un problema che non va sottovalutato soprattutto per quanto riguarda la moralità pubblica e il rispetto della dignità della donna. Penso inoltre alle famiglie che soffrono perché impossibilitate a ricongiungersi, alle mamme sole con bambini piccoli, a chi cerca rifugio da noi per sfuggire a situazioni di vita insostenibili sul piano politico o economico. Torino non deve mai smarrire una sua tipica caratteristica di “città accogliente” in modo che nessuno qui da noi si senta straniero e ospite. Nel giusto stile evangelico di tolleranza dobbiamo coltivare il dialogo pacato e continuativo a tutti i livelli, nella certezza che la conoscenza reciproca giova all’abbattimento della paura. Ma, nello stesso tempo e con pari sforzo, tutti, anche gli immigrati, si devono sentire impegnati a vivere i propri doveri di cittadinanza, nel rispetto delle persone e della collettività. Questa convergenza di intenti è necessaria per costruire la nuova Torino che si va delineando con questi flussi migratori.

2. Fiducia e non paura.

Non dobbiamo lasciarci incatenare dal panico, dallo scoraggiamento, dal senso di incertezza che può venire da questo problema. Come ha recentemente ricordato il Santo Padre parlando a Brindisi il 15 Giugno u.s. la carità che si prende cura dell’altro non è questione di pietistico buonismo, ma di robusto senso di giustizia. Questo non è un obiettivo facile da perseguire e neppure immediato. Si tratta di impegnarsi per instaurare un processo che investa tutta la nostra società e porti alla formazione di un rinnovato modello di cittadinanza per tutti. Anche per quelle persone che, almeno all’apparenza, sembrano così lontane dalla possibilità di inserimento. Mi riferisco, ad esempio e con particolare sofferenza nel cuore, ai fratelli e sorelle, soprattutto minori, delle diverse etnie ROM presenti - seppur in numero contenuto - nella nostra regione e in città. Siamo ben coscienti della tipicità culturale che li contraddistingue e dei molteplici elementi che rendono oggettivamente difficili forme avanzate di integrazione. Eppure da anni Torino sta pazientemente sperimentando percorsi di integrazione sostenibili. Un lavoro nascosto e quasi mai arrivato alla ribalta della cronaca che, però, ci assicura che c’è la possibilità di fare qualcosa di significativo. Dobbiamo convincerci che esiste un diritto di convivere tra popoli diversi. Ma questo obiettivo va coniugato con l’accompagnamento, il presidio del territorio va sostenuto con concrete azioni di coinvolgimento sociale, la legalità va ricercata con una decisa volontà educativa. Si deve cominciare con quanti sono disponibili a fare questo attraverso il vasto e fiorente campo del volontariato. Non servono facili slogans demagogici, non serve usare toni polemici fomentando il clima del sospetto e della contrapposizione. È necessario conoscere, valutare ed eventualmente intervenire là dove fosse necessario a vantaggio degli stessi nomadi per sanare situazioni illegali.

3. Aprire gli occhi sulle crescenti povertà.

La festa del Patrono è per me anche occasione per invitare tutti a prendere coscienza di un altro evento che sta attraversando la nostra società torinese. Cresce di giorno in giorno la percezione della vulnerabilità e della fragilità soprattutto in relazione alla minore disponibilità di risorse economiche e sempre più frequenti difficoltà relazionali nelle nostre famiglie. Nonostante la nostra sia città tra le più organizzate rispetto al sostegno ai poveri, assistiamo a fenomeni di sempre più vistoso impoverimento che non vanno sottovalutati. Non ci sono soltanto i casi di povertà estreme che non devono mai essere dimenticate, penso però in questo momento alle molte famiglie, giudicate normali e fino a ieri abbastanza garantite economicamente, che sono cadute, quasi di colpo, in quella povertà di soglia che sta creando non poche difficoltà. Ci sono famiglie nelle quali si vive l’ansia per il lavoro, dove al dramma della sicurezza sul posto di lavoro così grave in tutta Italia e ancora così vivo nel ricordo di tutti noi per la tragedia dello scorso Dicembre, si aggiunge un’altra preoccupazione: quella della sicurezza “del” lavoro.

È ancora troppo scarsa per i giovani la certezza di avere un lavoro sicuro che dia loro la possibilità di poter progettare un futuro di famiglia e di vita. Ci sono giovani coppie appesantite da mutui o acquisti con pagamento differito, anziani rimasti soli a fare spesso i conti con una salute malferma e risorse economiche sempre più ridotte. Come Chiesa di Torino ci sentiamo di avere ancora una parola di speranza da dire a quanti vivono in queste situazioni. Sul versante della carità e della solidarietà le nostre comunità cristiane non arretreranno mai. Ma, insieme a noi, l’intera Torino deve ritrovare più coraggio per ripartire dai più poveri. Perché il Vangelo ci insegna che il povero è il primo dopo l’Unico, che è Gesù Cristo. Si deve osare di più per saper dare concretezza e risposte adeguate ai bisogni antichi e nuovi delle persone, cominciando dalla questione delicata e importante della possibilità di avere e poter mantenere una casa. Dobbiamo conservare la sensibilità di saper ascoltare e vedere il santo volto del Signore impresso in quello dei più piccoli e poveri. Come vostra guida spirituale sento il dovere di sostenere e spronare tutti gli sforzi che a più livelli si mettono in campo per farsi carico, il più direttamente possibile, di queste nuove e svariate povertà. Questo è un modo concreto per costruire quel clima di sicurezza che tutti avvertiamo necessario per una vita più serena. Anche se non va mai dimenticato che dobbiamo saper distinguere l’insicurezza provocata dai delinquenti, sulla quale si deve intervenire con mano ferma, dall’insicurezza provocata dai disperati, alla quale si può rimediare soltanto con la prevenzione e l’educazione. Nell’attuale situazione sociale di Torino vorrei segnalare un duplice appello che ci viene dal Signore.

Innanzitutto dobbiamo badare a che le maggiori difficoltà non ci dividano, non portino a spinte corporativistiche e ad un riflusso nel privato. Un simile atteggiamento, che talora si intravvede, andrebbe ad acuire la distanza tra quella parte di popolazione che soffre gli esiti della vulnerabilità e quella che riesce a mantenere un livello più che accettabile di vita. Porterebbe alla separazione e alla contrapposizione.

In secondo luogo l’esperienza di impoverimento va interpretata anche come un richiamo educativo per la vita di tutti. Il Signore ci chiede di ritrovare la saggezza di riscoprire il valore evangelico della sobrietà e di stili di vita più essenziali. Come per Giovanni l’austerità della vita nel deserto fu occasione di maturazione e di unione con Dio, così la situazione di oggi diventi per ciascuno di noi un richiamo a riscoprire il valore di una vita meno orientata su cose materiali non strettamente necessarie e più attenta ai bisogni dei nostri fratelli più poveri. Si tratta di fare qualche rinuncia, che ci consentirà di realizzare una solidarietà più profonda, la quale darà un valore aggiunto al nostro esistere perché il Signore ci ricorda che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere” (At 20, 35). La Torino del futuro deve essere certamente frutto di processi strutturali ormai consolidati, ma sarà più serena se saprà vivere con più convinzione ed impegno una scelta di vita più sobria. Spesso si diventa più poveri perché si è persa la capacità di rinunciare ad alcune cose superflue. È anche questo un aspetto importante dell’educazione che le famiglie devono mettere in atto soprattutto nei confronti di giovani e ragazzi. Conclusione Il Patrono San Giovanni Battista e la Vergine Consolata, che abbiamo festeggiato quattro giorni fa, ci aiutino a guardare al futuro con maggiore speranza. Questa diventa possibile se ciascuno accetta di fare la propria parte affinché la nostra città sia non solo bella, ma anche accogliente e casa comune dove diversi popoli e nazioni arrivino a costruire con i torinesi quel clima di legalità e fraternità che è condizione essenziale per essere felici.

Severino Card. POLETTO
Arcivescovo di Torino

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Tettamanzi: “Un errore militarizzare le città: la paura non passa con un decreto”
di Zita Dazzi e Roberto Rho - Repubblica 21 giugno

«Militarizzare le città serve solo ad aumentare il senso di smarrimento e la paura. Perché la paura non passa per decreto legge».
Guarda dalla finestra del suo studio, il cardinale Dionigi Tettamanzi, e vede una piazza Duomo affollata di milanesi che la attraversano di corsa per spostarsi da un ufficio all´altro, ma anche di immigrati che si incontrano, bevono, bivaccano, litigano. «Non sempre - dice l´arcivescovo di Milano - affacciandomi vedo il cuore della mia città. Molto più spesso vedo piazza Duomo come il teatro in cui tante, troppe solitudini si sfiorano». Perché questo è il punto: «È la solitudine, causata soprattutto dalla privatizzazione dei tempi e degli spazi e dal conseguente calo della qualità della socializzazione, ad aver generato le paure della gente. Sono soli tanti anziani. Soli troppi giovani. Soli molti adulti, anche con posizioni sociali prestigiose. La solitudine causa ulteriore sfiducia verso l´altro e genera la paura dell´incontro. Le parrocchie e il volontariato, non solo cattolico, sono delle oasi di relazioni».

Quali risposte devono dare le istituzioni a questo disagio?
«Guardiamo in avanti, non speculiamo sulla paura. Da sempre il forestiero desta sospetti e pregiudizi. Ma nel passato Milano è stata capace di rimettere in discussione la propria identità per ridefinirla insieme ai nuovi venuti. Penso alla migrazione dal Veneto o dal Mezzogiorno che ha raddoppiato in pochi decenni il numero di abitanti di Milano e decuplicato la popolazione dell´hinterland. Sono stati processi non privi di fatiche e ferite. Il principio che ha portato alla costruzione del volto sintetico della città è stato il forte senso di solidarietà che la animava. Una forza inclusiva che si è indebolita».

Sì, ma come si spiegano alla gente i valori dell´accoglienza e della solidarietà, in una città dove si susseguono i reati, perfino i più odiosi come le violenze sulle categorie più deboli?
«Milano saprà trasformare tutti suoi abitanti, anche gli immigrati, in cittadini. È per il bene, la sicurezza, l´arricchimento di tutti che dobbiamo compiere questo sforzo. Barricarsi in casa, criminalizzare alcune categorie di persone, presidiare militarmente le città, sono gesti che aumentano il senso di smarrimento e solitudine. La solitudine cessa se si sperimenta la bellezza dell´incontro. Chi ne è deputato faccia rispettare la legge per impedire quegli atteggiamenti che rendono spiacevoli o pericolosi questi incontri».

Legalità, appunto. È - dicono il governo e le istituzioni locali - il perno intorno a cui far ruotare le politiche sulla sicurezza e l´immigrazione.
«Non è mio compito promuovere o bocciare le leggi dello Stato. Papa Benedetto XVI ai vescovi italiani ha chiesto di non chiudere gli occhi di fronte alle povertà, rispettando le leggi. Sia all´interno dello Stato che nei confronti di chi vi giunge dall´esterno. Solidarietà, rispetto delle leggi e accoglienza devono coniugarsi. Da anni a Milano promuoviamo il “patto di legalità” con chi chiede di vivere da noi. Le istituzioni devono far rispettare le leggi e creare le condizioni affinché siano rispettate e gli immigrati non siano risucchiati dall´illegalità. Carità e legalità non sono mai in contrapposizione: gli immigrati, prima di essere tali, sono persone. Chi delinque sia affidato celermente alla giustizia. Ma il rispetto
della dignità delle persone non può mai essere omesso».

Di recente la Curia ha sottolineato che in alcuni casi, per esempio lo sgombero del campo rom della Bovisasca, si è agito sotto i livelli minimi di rispetto della dignità umana. Ne è nata una polemica con il sindaco di Milano, Letizia Moratti.
«Quando il vescovo interviene lo fa a partire dal Vangelo e per ricordare a tutti che esistono valori umani così alti che esigono di essere non solo proclamati ma rispettati, sempre».

Lei pensa che i blitz all´alba nei campi rom, le schedature, i controlli a tappeto sui mezzi pubblici, gli slogan “zero campi rom”, la carcerazione dei clandestini abbiano effetti positivi e siano compatibili con il rispetto della dignità delle persone?
«Che beneficio portano certi metodi? Servono veramente a risolvere il problema, a rassicurare adeguatamente la gente contro la paura, oppure corrono il rischio di rivelarsi tentativi effimeri? Ho la sensazione che causino l´effetto contrario a quello sperato…».

Cardinal Tettamanzi, l´Expo a Milano è un´opportunità o un rischio?
«È un´opportunità grande e un motivo di orgoglio. Mi piace lasciarmi guidare da una suggestione, dal significato del nome della nostra città. Milano rimanda a Mediolanum, ad una terra che “sta nel mezzo”.
Un luogo dove si converge, ci si incontra, si dialoga. Che opportunità l´Expo se - già da oggi - permette a Milano di essere sempre più città dell´incontro. Tra religioni e culture differenti, tra collocazioni sociali diverse, tra chi è cittadino a tutti gli effetti e chi lo vorrebbe diventare, tra età della vita distanti, tra chi ha un lavoro e chi l´ha perso o non l´ha mai avuto, tra chi è sano e chi è malato…»

Come giudica lo sviluppo urbanistico di Milano? Interi pezzi della città stanno cambiando volto.
«Occorre che la città diventi “bella”. Bella nella sua dimensione più interiore, spirituale. Mi hanno incuriosito e affascinato i progetti da realizzare per il 2015. Abbiamo bisogno di questo e di molto altro splendore: una città “bella” nella sua architettura rende migliori anche i suoi abitanti. Occorre porre da subito l´uomo al centro della Milano che sarà, con i suoi bisogni. Anche spirituali: dove sono gli spazi per vivere questa dimensione? Progettando, pensiamo al 2015 ma anche e soprattutto ai cittadini di Milano nel 2016, quando i visitatori se ne saranno andati. Sento un gran discutere di grattacieli, finanziamenti, deleghe… Ma del bellissimo tema al centro di questa Expo “Nutrire il pianeta, energia per la vita” qualcuno se ne sta occupando?»

Ma lei preferisce i grattacieli dritti o quelli storti?
«E lei? Difficile dire in assoluto se siano più belli dritti o curvi. Ciascuno giudica secondo i suoi criteri estetici. Ma se devo proprio dire la mia opinione, io li preferisco dritti».

In definitiva, cardinale, che Milano vede dalle sue finestre? La Milano ricca metropoli internazionale proiettata nel futuro o la Milano metropoli delle diseguaglianze, dell´intolleranza e del disagio sociale?
«L´unico mio giudizio su Milano è l´amore per questa città e per i suoi abitanti. Sono fiero di essere milanese. È un amore che mi spinge ad appassionarmi a questa città e ai suoi abitanti, specie quando le circostanze ne causano la sofferenza. Più che di giudicarla, sento il bisogno di amarla».

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Oltre 20 organizzazioni della società civile e del no profit si sono ritrovate questa mattina nell’Aula Magna dell’Università La Sapienza di Roma per confrontarsi sugli episodi di intolleranza degli ultimi tempi che hanno avuto per protagonisti immigrati e soprattutto rom.

Un appuntamento dal titolo “Mille voci contro il razzismo - Il razzismo ci rende insicuri” che di fatto da’ il via ad una sorta di mobilitazione contro una cultura ed una politica che si sta affermando nel nostro paese che non riconosce nel diverso, nello straniero, un soggetto di pieno diritto umano.

Dal dibattito e’ emersa una netta contrarieta’ al decreto sicurezza varato dal governo e sul quale si chiede un ripensamento al Parlamento. Contro la criminalita’, ribadiscono la strategia della prevenzione e della integrazione; principi affermati dalla Costituzione italiana e dal diritto internazionale.

Nutrito il gruppo di organizzazioni che hanno promosso l’iniziativa: Acli, Amnesty International, Antigone, Arci, Asgi, Cantieri Sociali, Cgil, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Federazione Rom e Sinti Insieme, Fuoriluogo, Giuristi Democratici, Libera, Link, Lunaria, Magistratura Democratica, Medici Contro la Tortura, Mensile Confronti, Progetto Diritti.

Presenti, fra i tanti, l’Unhcr, la Caritas Italiana, la Fondazione Migrantes, la Comunità di Sant’Egidio, il presidente della Regione Puglia Nicki Vendola, l’ex ministro Paolo Ferrero, Pietro Ingrao, Tullia Zevi, Gad Lerner.

Intanto a Milano nasce l’osservatorio sul rispetto dei diritti fondamentali. L’iniziativa è del Coordinamento rom, del quale fanno parte Caritas Ambrosiana, Acli, Arci, Camera del Lavoro e Casa della Carità. Pagani (Opera Nomadi): “Oltre che sbagliati da un punto di vista sociale, i provvedimenti del pacchetto sicurezza sono iniqui, discriminatori e in alcuni passaggi ricordano una sorta di pulizia etnica”. Domani sera, convegno alla Camera del Lavoro con avvocati e giuristi.

Riportiamo il comunicato stampa (.pdf) di Opera Nomadi di Milano inerente gli avvenimenti di questi giorni invitando gli amici di Chicco di Senape ad inviare un messaggio di solidarietà.

Infine, ricordiamo che è possibile sottoscrivere fino al 30 giugno il comunicato promosso da Chicco di Senape “Il volto di ogni uomo è immagine di Dio”.

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Nuovo gruppo

Carissimi,
siamo lieti di informarvi che ufficialmente è nato il gruppo “IL CHICCO DI SENAPE” al Patrocinio. Questa entità è nata principalmente per i seguenti motivi:

  • Riprendere a studiare gli atti del Concilio , anche perché da un po’ di anni a questa parte ci è sembrato che l’eredità lasciataci sia stata in parte disattesa , sia dai laici che da una parte del Magistero. Come laici ci siamo trovati d’accordo che per troppo tempo abbiamo latitato. Ci siamo assopiti. Ecco perché ci siamo chiamati “RIPRENDIAMO-CI IL CONCILIO”.
  • Il secondo motivo è strettamente legato al primo , volevamo trovare e provare un nuovo modo per essere cristiani , un nuovo modo per sentirci vivi e facenti parte del Popolo di Dio. Così una sera parlando con l’amico Beppe Elia è saltato fuori “ IL CHICCO DI SENAPE”, ed eccoci qua.

Siamo mediamente una decina di persone , con età variabile dai 25 agli over 70 , siamo un gruppo trasversale a tutte le attività parrocchiali , e quindi aperto a tutti .

I nostri incontri sono generalmente organizzati in questo modo:

  • Il parroco , Don Sebastiano Giachino , introduce un argomento preso da un documento del Concilio Vaticano II o da una lettera pastorale (di quei tempi !!! ad esempio: Camminare insieme).
  • La seconda parte della serata è dedicata all’argomento di Chicco di Senape. Ovviamente tutto condito da un vivace dibattito.
  • Ci troviamo una volta al mese e seguendo i vostri consigli abbiamo scelto la traccia “B” : ESSERE CRISTIANI NEL MONDO.

Ultime notizie

Cari amici e care amiche,
 
con questa lettera vogliamo aggiornarvi sullo stato di avanzamento del nostro progetto, sulle iniziative intraprese e su quelle che abbiamo insieme pensato per l’autunno:

  • I gruppi che hanno aderito al progetto e che hanno presentato a marzo un primo resoconto sulla loro riflessione, dovrebbero essere alla conclusione di questa prima fase.
    Come avevamo concordato è ora importante che essi preparino una sintesi scritta di quanto discusso, che dia anche qualche informazione sulla composizione del gruppo, il collegamento che esso ha (o non ha) con la Chiesa locale, le eventuali reazioni suscitate (favorevoli o contrarie).
    Abbiamo già ricevuto degli elaborati da alcuni solerti gruppi e rimaniamo in attesa degli altri entro il 20 giugno. Il documento può essere inviato via posta elettronica a questo indirizzo.
  • Il convegno autunnale è stato definito in molti aspetti:
    -          anzitutto la data: sabato 8 novembre 2008 e durerà tutta la giornata;
    -          saranno al centro della nostre riflessioni i tre temi su cui abbiamo lavorato in questi mesi (Dire Dio oggi, Comunione e profezia nella Chiesa, Chiesa e mondo). Abbiamo già ricevuto la conferma di due dei relatori, i teologi Pino Ruggieri (docente allo Studio Teologico di Catania e componente del “gruppo di Bologna” con Giuseppe Alberigo e Alberto Melloni) e Serena Noceti (docente alla Facoltà Teologica di Firenze e vice-presidente del Coordinamento teologhe italiane), il terzo sarà definito entro pochi giorni;
    -          anche il luogo dell’incontro sarà definito entro la prima metà di giugno.
  • In preparazione al convegno il gruppo di coordinamento ha previsto di preparare una sintesi, sulla base delle relazioni provenienti dai gruppi, che sarà l’intervento introduttivo del convegno dell’8 novembre. Come avevamo deciso, infatti, il convegno non sarà solo l’occasione per ascoltare autorevoli studiosi, ma soprattutto un momento di confronto fra i risultati dello studio di piccoli gruppi ecclesiali e la riflessione teologica / ecclesiologica attuale. A tal fine abbiamo deciso di inviare i documenti di tutti i gruppi e la sintesi ai tre relatori, in modo che essi possano orientare il loro intervento sulle idee, le valutazioni, le proposte che i gruppi hanno manifestato.
  • Come alcuni di voi ricordano, avevamo pensato ad un incontro dei gruppi del chicco di senape per il mese di giugno: il gruppo di coordinamento ha ritenuto più proficuo spostare questo incontro a settembre, perché in quel momento disporremo già  della sintesi dei documenti dei gruppi e la potremo insieme  discutere e correggere.
  • Nell’incontro di settembre dovremo anche pensare insieme ai modi più efficaci per comunicare il nostro convegno, che vorremmo fosse una significativa, aperta, coraggiosa iniziativa ecclesiale. Per il momento è importante ricordare che il nostro sito è un importante strumento di dialogo e di informazione, che sarebbe molto importante far conoscere in modo sempre più esteso.
     
    Infine ricordiamo che in questo ultimi due mesi chiccodisenape si è assunto la responsabilità di due iniziative:
  • l’incontro di presentazione del libro di Raniero LaValle: Se questo è un Dio;
  • la preparazione e la divulgazione della nota “Il volto di ogni uomo e immagine di Dio” da parte del gruppo di coordinamento del chiccodisenape sulla questione del razzismo e il tema sicurezza, dopo le recenti vicende, che tanta risonanza hanno avuto nell’opinione pubblica. Questo breve documento sta raccogliendo molti consensi e qualche critica (li potete leggere sul sito) e confidiamo possa essere utile ad aprire qualche riflessione all’interno delle nostre comunità.
    Continueremo a raccogliere le firme di adesione fino al 30 giugno 2008.
     
    Vi aggiorneremo nelle prossime settimane di come procede il progetto.
     
    Un caro saluto a tutti.
    Il gruppo di coordinamento del chiccodisenape

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(clicca sull’immagine)

Continua la sottoscrizione al Comunicato Stampa “il volto di ogni uomo è immagine di Dio“ diffuso ieri.

Per manifestare il vostro interesse, potete firmate questo testo, inviando una e-mail a chiccodisenape@gmail.com con il vostro nome e cognome e città o lasciando un commento al post.

Vi invitiamo a diffondere il documento tra gli amici e i colleghi: scarica testo in pdf

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Di seguito pubblichiamo l’elenco dei firmatari che periodicamente verrà aggiornato:

  1. Giuseppe Elia, Torino
  2. Paola Giani, Torino
  3. Claudio Ciancio, Torino
  4. Oreste Aime, Torino
  5. Simona Borello, Torino
  6. Nino Cavallo, Torino
  7. Paolo Chicco, Torino
  8. Tommaso Giacobbe, Torino
  9. Marco Mazzaglia, Torino
  10. Ugo Perone, Torino
  11. Enrico Peyretti, Torino
  12. Franco Peyretti, Torino
  13. Domenico Raimondi, Torino
  14. Toni Revelli, Torino
  15. Maria Adele Roggero, Torino
  16. Ugo Gianni Rosemberg, Torino
  17. Fiorenzo Savio, Torino
  18. Anna Maria Savio, Torino
  19. Stefano Sciuto, Torino
  20. Adriana Stancati Momo, Torino
  21. Riccardo Torta, Torino
  22. Claudio Bellavita, Torino
  23. Gian Carlo Jocteau, Torino
  24. Alfredo Mela, Carignano (To)
  25. Luigi Bassis, Torino
  26. Ilaria Correndo, Torino
  27. Aldo Bodrato, Torino
  28. Alessandra Nabot, Torino
  29. Gianni Balliano, Torino
  30. Margherita Maraschini, Torino
  31. Valentino Castellani, Torino
  32. Giancarlo Prina, Torino
  33. Alessandro Conti, Massa Carrara
  34. Paolo Lazzari, Lucca
  35. Patrizia Alberigi, Lucca
  36. Marinella Tuti, Chieri (To)
  37. Roberto Blanco, Torino
  38. Antonio Pivetta, Torino
  39. Davide  Fiammengo, Rivalta (To)
  40. Gianna Montanari, Torino
  41. Paolo Cumino, Torino
  42. Rosina Rondelli, Torino
  43. Silvano Bosa, Torino
  44. Lucia Altamura, Lucca
  45. Piero Moretto, Torino
  46. Luisa Orsi, Lucca
  47. Carlamaria Cannas, Cagliari
  48. Gianni Mula, Cagliari
  49. Dominici Versilia, Torino
  50. Andrea Morezzi, Torino
  51. Luigi Giario, Torino
  52. Paolo Mignani,
  53. Boidi Filippo, Torino
  54. Piero Caciagli, Torino
  55. Dina Bilotto, Torino
  56. Annamaria Tassone Bernardi, Torino
  57. Pippo Peyron, Torino
  58. Luciana Vassarotto, Torino
  59. Virginio Giani, Torino
  60. Giovanni Roggero, Torino
  61. Elisa Trovo, Torino
  62. Clementina Mazzucco, Torino
  63. Giuseppe Lumetta, Venaria (To)
  64. Roberto Cortese, Torino
  65. Emanuela Germano, Torino
  66. Eloisa Perone, Torino
  67. Rudy Lazzarini, San Mauro Torinese (To)
  68. Pietro Carena, San Mauro Torinese (To)
  69. Piero Padovani, Torino
  70. Maria Rosa Ferrero, Torino
  71. Francesco Giovannetti, Lucca
  72. Gaetano Vergara, Frattamaggiore (Na)
  73. Alberto Perron Cabus, Torino
  74. Antonello Ronca, Torino
  75. Daniela Landi, Lucca
  76. Silvia Aime, Garessio (Cn)
  77. Sr. Rita Cargnino, Torino
  78. Luciana Quagliotti, Torino
  79. Ezio Vincenti, Terni
  80. Mario Chiavario, Torino
  81. Enza Paratore, Torino
  82. Paola Gamondi, Torino
  83. Alessandro Martini, Piossasco (To)
  84. Antonia Galvagno, Torino
  85. Giacomina Tagliaferri, Torino
  86. Maria Cristina Barbotto, Torino
  87. Giuseppe Bordello, Torino
  88. Paolo De Martino, Trofarello (To)
  89. Elio Roggero, Torino
  90. Salvatore Passari, Torino
  91. Edoardo Gorzegno, Torino
  92. Eti Brahimi, Torino
  93. Felice  Gorzegno, Neuquen (Argentina)
  94. Mary Murua, Neuquen (Argentina)
  95. Loredana Arnone, Collegno(To)
  96. Gisella Bottoli, Brescia
  97. Raffaella Capetti, Torino
  98. Annalisa Bertolino, Torino
  99. Agostino Saglietti, Torino
  100. Nadia Ballestrin, Torino
  101. Consiglio diocesano MEIC, Torino
  102. don Domenico Monticone, Torino
  103. Giuliana Casassa, Torino
  104. Cristina Saviozzi, Ripoli di Cascina (Pi)
  105. Albi Icardi, Torino
  106. Sbrina Cenni, Verucchio (Rn)
  107. Giancarlo Maritano, Cumiana (To)
  108. Pierluigi Martini, Vestignè (To)
  109. Monica Colonna, Grugliasco (To)
  110. Turinetto Diego, Pinerolo (To)
  111. Monica Canalis, Cumiana (To)
  112. Luca Giusti, Genova
  113. Maria Antonietta Consiglio, Torino
  114. Oberto Grazia, Torino
  115. Gallo Dino, Torino
  116. Pierpaolo Simonini, Cuneo
  117. Elio Mosso, Torino
  118. Michelina Facciotto, Torino
  119. Giulio Modena, Ciriè (To) 
  120. Beppe Cassetta, Torino
  121. Alberto Saroldi, Torino
  122. Giuseppe Giacometto, Volpiano (To)
  123. Rosa Rosso, Torino
  124. Luisella Fornero, Torino
  125. Gabriella Ambrosi, Torino (To)
  126. Carrozzo Luigi, Buttigliera Alta (To)
  127. Tiziana Ciampolini, Torino
  128. Franca Viola, Torino
  129. Marco Leorin, Massa Carrara
  130. Francesco Laruffa, Torino
  131. Ezio Ferretti, Baldissero torinese (To)
  132. Aldo Martini, Collegno (To)
  133. Tiziana Tosco, Orbassano (To)
  134. Flora Cometto, Torino
  135. Franco Perri, Torino
  136. Lorenzo Brunelli, Torino
  137. Marina Brunelli, Torino
  138. Domenico La Ruffa, Torino
  139. Stefano Rivolta, Sesto San Giovanni (Mi)
  140. Stefania Di Terlizzi, Torino
  141. Mariarosaria Scotti di Uccio, Napoli
  142. Augusto Terranova, Napoli
  143. Giovanna Golzio, Torino
  144. Gabriella Marengo, Torino
  145. Rachele De Lucia, Caserta
  146. Margherita Calciati, Alghero (Ss)
  147. Marta Giunti, Torino
  148. Isabella Bianchi, Livorno
  149. Gherardo Pecchioni, Firenze
  150. Carla Maria Pavoni, Torino
  151. Isa Albalustro, Nichelino (To)
  152. Erminia Gallo, Noto (Sr)
  153. Riccardo Cedolin, Grugliasco (To)
  154. Pier Ignazio Bovero, Torino
  155. Ilaria Vietina, Lucca
  156. Andrea Pacifici, Lucca
  157. Pierangela Benedetti, Lucca
  158. Andrea Bo, Torino
  159. Luisa Capetti, Torino
  160. Ezio Romanelli, Rivoli (To)
  161. Laura Noce, Rivoli (To)
  162. Giuseppina Demarchi, Torino
  163. Antonello Famà, Torino
  164. Magliano Liliana, Torino
  165. Fiorio Valentino, Torino
  166. Gabriella Paternò, Paternò (Ct)
  167. Michele Dosio, Torino
  168. Giuseppe De Domenico, Messina
  169. Massimo Foti, Torino
  170. Giuseppe Notarstefano, Palermo
  171. Manuela Cerotti, Torino
  172. Riccardo Brignolo, Torino
  173. Sergio Gavatorta, Nichelino (To)
  174. Antonella Camon, Alpignano (To)
  175. Franco Venturella, Schio (Vi)
  176. Giulio Noce, Alessandria
  177. Ferrante Antonio, Torino
  178. Fogliano Giorgio, Biella
  179. Alberto Farina, Milano
  180. Marsiva Abdshi, Albenga (Sv)
  181. Beppe Boni, Torino
  182. Raffaele Cananzi, Napoli
  183. Pigto Giuseppe Thiene, Vicenza
  184. Donadio Loredana, Torino
  185. Nadia Anselmo, Torino
  186. Vicenza Patrizia, Venaria (To)
  187. Franca Lanza, Biella
  188. Davide Andriolo, Milano
  189. Elisa Frediani, Lucca
  190. Alberto Scanu, Torino
  191. Giuseppe Scarpo, Torino
  192. Flora Macchetto, Biella
  193. Sergio Delpiano, Biella
  194. Amerigo Pagotto, Carmagnola (To)
  195. Valeria Bassis, Torino
  196. Rosanna Cordero, Carmagnola (To)
  197. Paolo Manzone, Torino
  198. Maria Grazia Bodini, Grugliasco (To)
  199. Claudio Pira, Grugliasco (To)
  200. Andrea Bergamo, Padova
  201. Filippo Calì Quaglia, Torino
  202. Luca Lorusso, Moncalieri (To)
  203. Chiara Bassis, Moncalieri (To)
  204. Andrea Bermond, Pinerolo (To)
  205. Gabriella Biggio, Torino
  206. Francesco Todaro, Palermo
  207. don Alfredo Jacopozzi, Firenze
  208. Carlo Riva, Sesto San Giovanni (Mi)
  209. Avv. Pierfrancesco Petroni, Viareggio (Lu)
  210. Carmassi Alessandra, Lucca
  211. Federica di Lascio, Torino
  212. Luigi Ceratto, Nichelino (To)
  213. Cristiana Giuntoli, Lucca
  214. Graziella Fallo, Torino
  215. Francesco Traniello, Torino
  216. Silvia Dompè, Torino
  217. Antonino Puccio, Torino
  218. Consolata Bertola, Torino
  219. Alice Catalano, Givoletto (To)
  220. Nadia Orzali, Lucca
  221. Lena Matteoni, Porcari (Lu)
  222. Gianni Ferrero, Torino
  223. Emilia Ferrero, Torino
  224. Davide Orlandini, Reggio Emilia
  225. Elena Moretti, Torino
  226. Franco Gramegna, Torino
  227. Lino Marzullo, Ciriè (To)
  228. Danilo Minisini, Torino
  229. Anna Maria Mottola, Torino
  230. Manzone Benedetto, Torino
  231. Simone Borri, Firenze
  232. Paolo Guglielminetti, Torino
  233. p. Ottorino Vanzaghi, Salerno
  234. Lambertoni Riccardo, Torino
  235. Antonio Gorgellino, Torino
  236. p. Pino Auletta, Argentina
  237. Arcieri Domenico, Bisceglie (Ba)
  238. Sandra Nicolini, Torino
  239. Chiara De Filippis Cappai, Torino
  240. Luisa Prodi, Pisa
  241. p. Patrick Lo Buono, Roma
  242. Mirella Cerniglia, Torino
  243. Silvana Boy, Cagliari
  244. Piero Maglioli, Torino
  245. Andreina Cafasso, Torino
  246. Mirella Arcamone, Roma
  247. Crosazzo Luciana, Torino
  248. Emanuela Melchiorre Lee, Torino
  249. Monica Levantesi, Pisa
  250. Dario Bunino, Piossasco (To)
  251. Paola Lassandro, Torino
  252. Rita Borello, Torino
  253. Alessandro Pelizzola, Torino
  254. Domenico La Grotteria, Torino
  255. Antonello Ronca, Torino
  256. Redazione Il foglio, Torino
  257. Sandra Migliore, Torino
  258. Lorenzo Ridi, Firenze
  259. Paolo Picco, Torino
  260. Eugenio Noce, Grugliasco
  261. Maria Noce, Grugliasco
  262. Anna Maria Bellet, Collegno (To)
  263. Anna Maria Rabezzana, Torino
  264. Giuliana Alliaud, Torino
  265. Chiara Levantesi, Pisa
  266. Titti Manolino, Chieri (To)
  267. Massimo Manolino,Chieri (To)
  268. Emanuela Fonsati, Robassomero (Torino)
  269. Katya Finardi, Torino
  270. Roberta Russo, Torino
  271. Valeria Graffone, Torino
  272. Francesca Abbona, Torino
  273. Bruno Venanzio Ducoli, Gargnano (Bs)
  274. Elisabetta Crivellin, Torino
  275. Massimiliano GHIONE, Moncalieri
  276. Mariacristina FALBO in GHIONE, Moncalieri
  277. Fernanda Piovano, Torino
  278. Fausto Valensisi, Verona
  279. Paolo Bertone, Chieri (To)
  280. Carla Fantino, Torino
  281. Giulia Barilli, Milano
  282. Silvana Genovese, Baldissero (To)
  283. Walter Cavallini, Torino
  284. Mariaclara Cavallini, Torino
  285. Leonello Mosole, Venaria (To)
  286. Anna Mosole Mosole, Venaria (To)
  287. Stefania Fei, Firenze
  288. Raffaello Schiavone, Livorno
  289. Serena Andrà, Torino
  290. Genni Palmieri, Torino
  291. Sandro Antoniazzi, Milano
  292. Michele Abrate, Torino
  293. Stefano Brusasco, Torino
  294. Marina Panarese, Torino
  295. Stella Maria Cofano, Roma
  296. don Mario Gazzotti, Reggio Emilia
  297. Rosa Cammarata, Palermo
  298. Zina Romeo, Palermo
  299. p. Carlo Scarongella, Paranà (Brasile)
  300. Marco Comazzi, Torino
  301. Franca Comazzi, Torino
  302. Carlo Ornaghi, Milano
  303. d. Teresio Scuccimarra, Settimo Torinese (To)
  304. Carlo Gerli, Pozzuolo M.na - frazione di Trecella (MI)
  305. Maria Rosa Benedetto, Torino
  306. Angela Dogliotti, Torino
  307. Gianni Novelli, Roma
  308. Paolo Torreri, Torino
  309. Davide Petrini, Torino
  310. Rosanna Tos, Ivrea
  311. Claudia Gemmi, Livorno
  312. Alessandro Sasso, Grugliasco (To)
  313. Michele Meomartino, Pescara
  314. Giovanni Fiorio, Torino
  315. Annapaola Di Ienno, Pescara
  316. Mario Di Francesco, Pescara
  317. Daniele Tibaldi, Pocapaglia (CN)
  318. Anna Jannuzzi, Ivrea
  319. Giorgio Jannuzzi, Ivrea
  320. Giacomo Chiesa , Torino
  321. Franco Sibille, Torino
  322. Mariagrazia Treppiedi, Chieti
  323. Annalisa Zedda, Legnano (MI)
  324. Silvia Oliva, Venezia
  325. Guido Russo, Torino
  326. Tozzi Luigi, Torino
  327. Riccardo Scarcelli, Assisi (Pg)
  328. Luciano Valle, Banchette (To)
  329. Maria Rizzi, Seriate (Bg)
  330. Concetta Fausta Cascioli, Napoli
  331. Manuela Caria, Cagliari
  332. Franco Pianetti, Mestre-Venezia
  333. Adriana Avenanti, Pescara
  334. Giuliana Bertola Maero, Palazzo Canavese (To)
  335. Ester Iovino, Avellino
  336. Roberto Di Martino, Bologna
  337. Paola Lunetta, Palermo
  338. Alida Surace, Firenze
  339. Amb. Mario Sica, Prata (Gr)
  340. Carlo Corti, Firenze
  341. Luigi Tribioli, Ferentino (Fr)
  342. Carla Baracco, Torino
  343. Matteo Giacone, Pralungo (Bi)
  344. Pierpoalo Dall’Olio, Sant’Agata sul Santrno (Ra)
  345. Vincenzo Lumia, Roma
  346. Carlo Rosati, Montelibretti (Ro)
  347. Bernardo Dolce, Nole Canavese (To)
  348. Luigi Tedone, Torino
  349. Giovanna Vitale, Roma
  350. Federica Selli, Roma
  351. Sergio Ravizza, Moncalieri (To)
  352. Franco Borghi, Cento (Fe)
  353. Anna Maria Trevisani, Cento (Fe)
  354. Severino Bouvier, Oulx (To)
  355. Silvia Usai, Cagliari
  356. Anna Rubino, Roma
  357. Myrtia Schiavo, Roma
  358. Renata Bonino, Torino
  359. Donatella Rocca, Oulx ( To )
  360. Sara Elisabetta Bergamo, Torino
  361. Danilo Ricciardi, Torino
  362. Luigi Sardi, Roma
  363. Luciano Tallarico, Rivoli (To)
  364. Gianmario Redaelli, Roma
  365. don Sebastiano Giachino, Torino
  366. Laura Rosso, Torino
  367. Eros Prete, Torino
  368. Rossana Rosato, Torino
  369. Romolo Motta, Torino
  370. Antonella Maina, Torino
  371. Patrizia Fanizza, Torino
  372. Lia Pilleri, Cagliari
  373. Alessandra Pollastri, Roma
  374. Antonio Spina, Roma
  375. Gualtiero Poletti, Condove (Torino)
  376. Bridie, Condove (Torino)
  377. Sarah, Condove (Torino)
  378. Margaret, Condove (Torino)
  379. Simone, Condove (Torino)
  380. Vanna Navone, Torino
  381. Marisa Congiu, Cagliari
  382. Elvira Iovino, Catania
  383. Francesca Pietrobelli, Roma
  384. Chiara Tamagno, Torino
  385. Ivan Piloto, Torino
  386. Buttà Rosalia, Biella
  387. Daniela Sandrini, Verona
  388. Domenica Cavallo, Torino
  389. fra Agostino Pedron, Arco (TN)
  390. fra Federico Righetti,
  391. Toni Maurizio, Verucchio (Rn)
  392. Anna Surbone, Torino

 

Comunicato Stampa

Il volto di ogni uomo è immagine di Dio
un’opinione cristiana sull’emergenza sicurezza

Circa 200mila sorelle e fratelli zingari, in gran parte italiani, abitano oggi in Italia. Molti di loro sono oggetto negli ultimi giorni di persecuzioni intollerabili.

Gli zingari, e con loro tutti gli immigrati, appaiono ad alcuni nostri concittadini come nemici da odiare, respingere, rifiutare. Sono sotto i nostri occhi azioni che esprimono odio verso il diverso, un odio che la nostra storia occidentale ha già conosciuto.

Alcuni italiani credono che il rifiuto di chi è ritenuto “diverso” crei sicurezza per il territorio. Il bisogno di sicurezza appartiene a ogni essere umano, a ogni comunità, a ogni popolo: la sicurezza è diritto e speranza di ogni uomo. È il bisogno di sentirci rispettati, protetti, amati. Il bisogno di vivere in pace, di incontrare disponibilità e collaborazione nel nostro prossimo.

Da molto tempo questa concezione della sicurezza sta franando di fronte alle paure degli italiani. Paure provocate dall’incertezza economica - che riguarda un numero sempre maggiore di persone - e dalla presenza nelle nostre città di persone sradicate e povere che hanno dovuto lasciare i loro paesi proprio nella speranza di una vita migliore.

La vera sicurezza è una prospettiva di vita degna di essere vissuta per noi e per i nostri figli, la possibilità di vivere in un ambiente accettabile e ospitale, sapere di non essere considerati rifiuti per il solo fatto di essere vecchi o malati. Senza questo non saremo mai sicuri.

Sappiamo bene che le ragioni della paura e dell’inquietudine stanno anche nella diffusione di forme odiose di criminalità e di comportamenti devianti - dei nativi e degli immigrati -, ma crediamo che la sicurezza sia una cosa terribilmente seria e delicata e come tale vada affrontata.

Sappiamo che occorre governare fenomeni sociali complessi: offrire un’informazione che aiuti a comprendere la complessità del reale e non a proporre false equazioni tra immigrazione e criminalità seminando odio e paura.

Occorrono politiche di integrazione rigorose e lungimiranti: interventi di riqualificazione del territorio, politiche penali rinnovate, che fondino la legalità sulla prossimità e sulla giustizia sociale.

Crediamo che si costruisca sicurezza laddove si costruisce accoglienza, dove le persone si sentono riconosciute, dove i cittadini partecipano alla vita comune.

Come credenti ricordiamo la preghiera di Gesù nell’ultima cena quando affida al Padre i suoi chiedendo che siano uno, come Lui e il Padre sono uno. Indicava cosi nell’essere uniti e coesi il valore più prezioso, lasciando come testamento uno stile di vita. Non possiamo dimenticare questa richiesta ai discepoli di essere strumento di unità.

Chiediamo ai fratelli credenti, ai figli di Abramo, uomo dell’accoglienza della volontà di Dio e di ogni ospite che si affaccia alla sua tenda, di non abbandonare la speranza e di lottare perché nel volto di ogni uomo sia rispettata, riconosciuta ed amata l’immagine di Dio.

E chiediamo ai nostri Pastori di accompagnare con voce forte la presenza del messaggio di amore che il Cristo ha affidato ai suoi, sostenendo ogni azione di servizio ai più deboli, nella tradizione dei discepoli dell’unico vero Maestro, che non ha rinunciato a combattere e denunciare ogni ingiustizia.

Il grido dell’Apocalisse (3,15-16) “…Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca” scuota le nostre coscienze.

Torino, 21 maggio 2008

Il coordinamento di Chicco di Senape: Oreste Aime, Simona Borello, Nino Cavallo, Paolo Chicco, Claudio Ciancio, Giuseppe Elia, Tommaso Giacobbe, Paola Giani, Marco Mazzaglia, Ugo Perone, Enrico Peyretti, Franco Peyretti, Domenico Raimondi, Toni Revelli, Maria Adele Roggero, Ugo Gianni Rosenberg, Fiorenzo e Anna Maria Savio, Stefano Sciuto, Adriana Stancati Momo, Riccardo Torta.

Per manifestare il tuo interesse, firma questo testo, inviando una e-mail a chiccodisenape@gmail.com con il tuo nome e cognome e città o lascia un coomento al post.

Ti invitiamo a diffondere il Comunicato Stampa tra gli amici e i colleghi: scarica testo in pdf

Tema sicurezza

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

(Bertolt Brecht)

Riportiamo il post che don Vinicio Albanesi ha pubblicato sul suo blog (http://www.vinicioalbanesi.it/).

E’ una gara di provvedimenti, di incontri, di interviste per dichiarare che il “problema” della sicurezza in Italia sono gli zingari e i clandestini. Alle parole seguiranno i fatti promettono ministri, sindaci, amministratori, intervistati.

Novelli sacerdoti della purezza del tempio (l”Italia) si impegneranno alla lotta senza quartiere contro i cani (gli zingari) e gli infedeli (i clandestini). Quando le misure saranno applicate, sono sicuri che la purezza del tempio della nazione ritornerà a risplendere, il male scomparirà e la pace sociale regnerà per sempre. Nel frattempo pensa il popolo a incendiare baracche e a mettere in fuga gli indesiderati.

Dichiaro pubblicamente di essere dalla parte degli zingari, nonostante siano fannulloni, ladri, imbroglioni, puzzolenti, sfruttatori di bambini. E dalla parte dei clandestini, perché sono soli, poveri, sbandati, delinquenti. I motivi sono semplici:

- perché i delitti e il crimine non hanno nazionalità;
- perché sono spesso maltrattati e perseguitati nei loro paesi;
- perché nessuno li vuole;
- perché non voglio essere annoverato tra gli Einsatzgruppen del terzo millennio;
- per riparare alla compravendita di sesso di donne e di minori da parte di nostri connazionali all’estero;
- perché anche i veri cani randagi hanno garantito un rifugio;
- perché sono creature umane;
- perché i loro bimbi hanno diritto al futuro come i nostri;
- perché lenire le loro sofferenze è un dovere umanitario;
- perché 70 mila zingari sono italiani;
- perché è possibile lavorare con loro;
- perché è possibile la convivenza umana;

Così han fatto Cristo con i ladroni e San Francesco con il lebbroso.

Segnaliamo l’articolo scritto da don Gino Rigoldi pubblicato oggi sul Corriere della Sera.

Fuoco

Campi nomadi bruciati di notte. Cittadini italiani che festeggiano per strada di giorno.

Nel 2003 Rizzoli pubblicò il libro di Gian Antonio Stella, “L’Orda - Quando gli albanesi eravamo noi”. Ecco alcuni spezzoni tratti dai giornali stranieri d’epoca, che dipingevano l’immigrazione italiana:

USA 1986, American Protective Association: “Gli immigrati cattolici operano una sistematica occupazione dei posti di lavoro soppiantando in questi impieghi indesiderabili i protestanti e gli americani con i loro metodi da clan”

USA 1911, Reports of the Immigration Commission: “Noi protestiamo contro l’ingresso nel nostro Paese di persone i cui costumi e stili di vita abbassano gli standard di vita americani e il cui carattere, che appartiene a un ordine di intelligenza inferiore, rende impossibile conservare gli ideali più alti della moralità e della civiltà americana”

USA 1900, San Francisco Cronicle: “(Gli Italiani) hanno quell’aria di stupidità animale che si manifesta nelle pecore spinte di qua e di là quando sono troppo indolenzite e stanche per belare o protestare (…) Non serve a nulla discutere con questa classe ignorante (…) Il denaro è il loro Dio”

SVIZZERA, 1898, La Suisse: “Il quartiere di Spalen, a Bale, è diventato negli ultimi anni una vera colonia di operai italiani. La sera soprattutto, queste strade hanno un vero profumo di terrore transalpino (…) alcuni gruppi di italiani si assembrano in posti dove intralciano la circolazione e occasionalmente danno vita a risse che spesso finiscono a coltellate. Non ci sono misure da prendere, forse difficili ma urgenti, da parte della polizia degli stranieri?”

USA 1879, New York Times: “Tra i passeggeri di terza classe (…) c’erano ieri 200 italiani, che il sovraintendente Jackson definì la parte più lurida e miserabile di esseri umani mai sbarcati a Castle Garden”.

USA 1906, New York Times: “Lo sporco che li circonda, l’odore di muffa delle loro abitazioni umide è per loro piacevole e fa la loro felicità, come fossero in un appartamento lussuoso”.

AUSTRALIA 1890, Australian Workman: “(Gli italiani sono) briganti, fannulloni, lazzaroni, corrotti nell’anima e nel corpo. Se il boicottaggio vale a qualcosa, è in questo caso degli italiani che si deve applicare. Siamo certi che i nostri capitalisti non riceveranno beneficio alcuno dall’invasione di queste locuste”

Invece di bruciare i campi nomadi e sfogare scene di giubilo di fronte alle telecamere, bisognerebbe avere il coraggio di ricordare il passato, il nostro passato, per cercare di comprendere il presente e trovare giuste soluzioni.

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