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L’Italia di Piero di Simone Cristicchi

Riportiamo un’articolo di don Giuseppe Masiero, assistente nazionale del Settore Adulti, pubblicato sul sito web dell’Azione Cattolica Italiana, inerente il delicanto momento che sta vivendo il nostro paese.

Nelle aule parlamentari forse è la prima volta che si stappa una bottiglia di spumante per brindare in maniera sarcastica alla caduta di un governo. Giustamente un gesto così incivile, ingoiando volgarmente cubetti di mortadella, il giorno successivo alla solenne commemorazione del 60° della nostra Costituzione, è stato energicamente stigmatizzato dal presidente Marini con l’efficace monito: “Il senato non è un’osteria”.
Nel frattempo gli osservatori stranieri si chiedono perplessi perché il sistema Italia si permette di aprire una crisi a fronte di una probabile recessione dell’economia mondiale? Bisogna essere miopi a non riconoscere che il debito pubblico obiettivamente è diminuito, la lotta all’evasione fiscale ha raggiunto risultati brillanti e l’intesa con le componenti sociali positivamente conclusa, poteva avviare la ridistribuzione del reddito alle famiglie, seriamente preoccupate nell’arrivare a fine mese. L’ottica del bene comune viene così compromessa nell’interruzione dell’attività governativa.

Un discernimento sulla situazione creatasi credo vada affrontato oltre le animosità di schieramento e le convenienze di una propaganda elettorale già incominciata con gli insulti e le aggressioni esibite davanti alla diretta televisiva; questo sarebbe un atto di responsabilità e coraggio da parte della coscienze avvertite del nostro Paese. Purtroppo ricorrendo ad una chiave interpretativa del Magistero sociale di Giovanni Paolo II, sono le strutture di peccato che si accumulano nel tessuto civile e politico italiano, come le montagne di immondizia nella splendida città di Napoli. In questa prospettiva è il caso di domandarsi se si tratta solo di crisi del governo e della politica o di una Nazione in preda alla paura di decidere e progettare con lo sguardo rivolto a bambini, alle nuove generazioni. Al riguardo è sempre il papa della Sollicitudo rei socialis, l’enciclica della solidarietà a ricordarci che: “Tutti siamo responsabili di tutti”, a costo dell’impopolarità.

Non è nostro compito entrare nei dettagli di un programma governativo, ma non si può non riconoscere la dignità, la competenza, la lealtà e la pazienza in una difficilissima navigazione politica del presidente del Consiglio Romano Prodi; non sempre si può o si deve vincere, ma un cristiano è chiamato ad attraversare il mare aperto, tra gli scogli del potere con una laicità esigente, animata interiormente dallo spirito evangelico. Vivere da “Cittadini degni del Vangelo”, amando la nostra comunità, ma desiderandola sempre più vicina, come ci ricorda il sindaco di Firenze Giorgio La Pira, “al cuore della povera gente”, può farci scoprire che è quanto siamo deboli, che diventiamo forti; infatti è attuale l’esortazione di S. Paolo: “Tutto io posso in colui che mi da forza”.

Chi ha diminuito il debito pubblico, non poteva ridurre la gravità preoccupante delle “strutture di peccato” che incombono come macigno nell’oggi della politica. La gratitudine è rara anche tra gli amici nell’arena politica più attenta alle prestazioni muscolari che alle argomentazioni convincenti.
È davvero opportuna in questo momento per intraprendere una politica “alta ed altra” anche una grande preghiera come atto d’amore per l’Italia; la stessa pronunciata da Giovanni Paolo II in preparazione all’Anno Santo. La prossima Settimana Sociale di febbraio, promossa annualmente dall’Azione Cattolica nelle diocesi, potrebbe ancorarsi a questa preghiera.

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