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Il volto di ogni uomo è immagine di Dio
un’opinione cristiana sull’emergenza sicurezza

Circa 200mila sorelle e fratelli zingari, in gran parte italiani, abitano oggi in Italia. Molti di loro sono oggetto negli ultimi giorni di persecuzioni intollerabili.

Gli zingari, e con loro tutti gli immigrati, appaiono ad alcuni nostri concittadini come nemici da odiare, respingere, rifiutare. Sono sotto i nostri occhi azioni che esprimono odio verso il diverso, un odio che la nostra storia occidentale ha già conosciuto.

Alcuni italiani credono che il rifiuto di chi è ritenuto “diverso” crei sicurezza per il territorio. Il bisogno di sicurezza appartiene a ogni essere umano, a ogni comunità, a ogni popolo: la sicurezza è diritto e speranza di ogni uomo. È il bisogno di sentirci rispettati, protetti, amati. Il bisogno di vivere in pace, di incontrare disponibilità e collaborazione nel nostro prossimo.

Da molto tempo questa concezione della sicurezza sta franando di fronte alle paure degli italiani. Paure provocate dall’incertezza economica – che riguarda un numero sempre maggiore di persone – e dalla presenza nelle nostre città di persone sradicate e povere che hanno dovuto lasciare i loro paesi proprio nella speranza di una vita migliore.

La vera sicurezza è una prospettiva di vita degna di essere vissuta per noi e per i nostri figli, la possibilità di vivere in un ambiente accettabile e ospitale, sapere di non essere considerati rifiuti per il solo fatto di essere vecchi o malati. Senza questo non saremo mai sicuri.

Sappiamo bene che le ragioni della paura e dell’inquietudine stanno anche nella diffusione di forme odiose di criminalità e di comportamenti devianti – dei nativi e degli immigrati -, ma crediamo che la sicurezza sia una cosa terribilmente seria e delicata e come tale vada affrontata.

Sappiamo che occorre governare fenomeni sociali complessi: offrire un’informazione che aiuti a comprendere la complessità del reale e non a proporre false equazioni tra immigrazione e criminalità seminando odio e paura.

Occorrono politiche di integrazione rigorose e lungimiranti: interventi di riqualificazione del territorio, politiche penali rinnovate, che fondino la legalità sulla prossimità e sulla giustizia sociale.

Crediamo che si costruisca sicurezza laddove si costruisce accoglienza, dove le persone si sentono riconosciute, dove i cittadini partecipano alla vita comune.

Come credenti ricordiamo la preghiera di Gesù nell’ultima cena quando affida al Padre i suoi chiedendo che siano uno, come Lui e il Padre sono uno. Indicava cosi nell’essere uniti e coesi il valore più prezioso, lasciando come testamento uno stile di vita. Non possiamo dimenticare questa richiesta ai discepoli di essere strumento di unità.

Chiediamo ai fratelli credenti, ai figli di Abramo, uomo dell’accoglienza della volontà di Dio e di ogni ospite che si affaccia alla sua tenda, di non abbandonare la speranza e di lottare perché nel volto di ogni uomo sia rispettata, riconosciuta ed amata l’immagine di Dio.

E chiediamo ai nostri Pastori di accompagnare con voce forte la presenza del messaggio di amore che il Cristo ha affidato ai suoi, sostenendo ogni azione di servizio ai più deboli, nella tradizione dei discepoli dell’unico vero Maestro, che non ha rinunciato a combattere e denunciare ogni ingiustizia.

Il grido dell’Apocalisse (3,15-16) “…Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca” scuota le nostre coscienze.

Torino, 21 maggio 2008

Il coordinamento di Chicco di Senape: Oreste Aime, Simona Borello, Nino Cavallo, Paolo Chicco, Claudio Ciancio, Giuseppe Elia, Tommaso Giacobbe, Paola Giani, Marco Mazzaglia, Ugo Perone, Enrico Peyretti, Franco Peyretti, Domenico Raimondi, Toni Revelli, Maria Adele Roggero, Ugo Gianni Rosenberg, Fiorenzo e Anna Maria Savio, Stefano Sciuto, Adriana Stancati Momo, Riccardo Torta.

Per manifestare il tuo interesse, firma questo testo, inviando una e-mail a chiccodisenape@gmail.com con il tuo nome e cognome e città o lascia un coomento al post.

Ti invitiamo a diffondere il Comunicato Stampa tra gli amici e i colleghi: scarica testo in pdf

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Riportiamo il post che don Vinicio Albanesi ha pubblicato sul suo blog (http://www.vinicioalbanesi.it/).

E’ una gara di provvedimenti, di incontri, di interviste per dichiarare che il “problema” della sicurezza in Italia sono gli zingari e i clandestini. Alle parole seguiranno i fatti promettono ministri, sindaci, amministratori, intervistati.

Novelli sacerdoti della purezza del tempio (l”Italia) si impegneranno alla lotta senza quartiere contro i cani (gli zingari) e gli infedeli (i clandestini). Quando le misure saranno applicate, sono sicuri che la purezza del tempio della nazione ritornerà a risplendere, il male scomparirà e la pace sociale regnerà per sempre. Nel frattempo pensa il popolo a incendiare baracche e a mettere in fuga gli indesiderati.

Dichiaro pubblicamente di essere dalla parte degli zingari, nonostante siano fannulloni, ladri, imbroglioni, puzzolenti, sfruttatori di bambini. E dalla parte dei clandestini, perché sono soli, poveri, sbandati, delinquenti. I motivi sono semplici:

– perché i delitti e il crimine non hanno nazionalità;
– perché sono spesso maltrattati e perseguitati nei loro paesi;
– perché nessuno li vuole;
– perché non voglio essere annoverato tra gli Einsatzgruppen del terzo millennio;
– per riparare alla compravendita di sesso di donne e di minori da parte di nostri connazionali all’estero;
– perché anche i veri cani randagi hanno garantito un rifugio;
– perché sono creature umane;
– perché i loro bimbi hanno diritto al futuro come i nostri;
– perché lenire le loro sofferenze è un dovere umanitario;
– perché 70 mila zingari sono italiani;
– perché è possibile lavorare con loro;
– perché è possibile la convivenza umana;

Così han fatto Cristo con i ladroni e San Francesco con il lebbroso.

Segnaliamo l’articolo scritto da don Gino Rigoldi pubblicato oggi sul Corriere della Sera.

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Campi nomadi bruciati di notte. Cittadini italiani che festeggiano per strada di giorno.

Nel 2003 Rizzoli pubblicò il libro di Gian Antonio Stella, “L’Orda – Quando gli albanesi eravamo noi”. Ecco alcuni spezzoni tratti dai giornali stranieri d’epoca, che dipingevano l’immigrazione italiana:

USA 1986, American Protective Association: “Gli immigrati cattolici operano una sistematica occupazione dei posti di lavoro soppiantando in questi impieghi indesiderabili i protestanti e gli americani con i loro metodi da clan”

USA 1911, Reports of the Immigration Commission: “Noi protestiamo contro l’ingresso nel nostro Paese di persone i cui costumi e stili di vita abbassano gli standard di vita americani e il cui carattere, che appartiene a un ordine di intelligenza inferiore, rende impossibile conservare gli ideali più alti della moralità e della civiltà americana”

USA 1900, San Francisco Cronicle: “(Gli Italiani) hanno quell’aria di stupidità animale che si manifesta nelle pecore spinte di qua e di là quando sono troppo indolenzite e stanche per belare o protestare (…) Non serve a nulla discutere con questa classe ignorante (…) Il denaro è il loro Dio”

SVIZZERA, 1898, La Suisse: “Il quartiere di Spalen, a Bale, è diventato negli ultimi anni una vera colonia di operai italiani. La sera soprattutto, queste strade hanno un vero profumo di terrore transalpino (…) alcuni gruppi di italiani si assembrano in posti dove intralciano la circolazione e occasionalmente danno vita a risse che spesso finiscono a coltellate. Non ci sono misure da prendere, forse difficili ma urgenti, da parte della polizia degli stranieri?”

USA 1879, New York Times: “Tra i passeggeri di terza classe (…) c’erano ieri 200 italiani, che il sovraintendente Jackson definì la parte più lurida e miserabile di esseri umani mai sbarcati a Castle Garden”.

USA 1906, New York Times: “Lo sporco che li circonda, l’odore di muffa delle loro abitazioni umide è per loro piacevole e fa la loro felicità, come fossero in un appartamento lussuoso”.

AUSTRALIA 1890, Australian Workman: “(Gli italiani sono) briganti, fannulloni, lazzaroni, corrotti nell’anima e nel corpo. Se il boicottaggio vale a qualcosa, è in questo caso degli italiani che si deve applicare. Siamo certi che i nostri capitalisti non riceveranno beneficio alcuno dall’invasione di queste locuste”

Invece di bruciare i campi nomadi e sfogare scene di giubilo di fronte alle telecamere, bisognerebbe avere il coraggio di ricordare il passato, il nostro passato, per cercare di comprendere il presente e trovare giuste soluzioni.

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