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(editoriale di Vittorio Rapetti – n.60, agosto 2009, Servizio di informazione e documentazione per responsabili e assistenti dell’Azione Cattolica – Delegazione Piemonte)

Appare alquanto necessario; fuori dai rischi di propaganda elettorale ma dentro – fino al collo – alla deriva della politica italiana.

Non mi sto a dilungare sulle vicende cosiddette “private” del capo del governo registro semplicemente lo sconcerto per quanto accade; ed è significativo che l’indebolimento di uno non sia motivo di soddisfazione per gli avversari, perchè tutti percepiscono che la questione non riguarda semplicemente un individuo, seppur tanto potente;

ma vi è uno sconcerto ancora più forte, che riguarda almeno due questioni alle quali sovente abbiamo accennato in questi anni (siamo arrivati al n.60 della nostra rassegna, iniziata 7 anni orsono !)

– la prima questione riguarda la condizione dell’informazione in Italia: essa è sempre più a rischio, visto il controllo pesantissimo su TV e giornali esercitato da un unico soggetto (o comunque da un blocco politico che rappresenta il 50-60% di italiani), ma considerando anche lo stile che hanno adottato in questi anni numerosi giornali, divenuti vere e proprie armi politiche che privilegiano la violenza verbale e la semplificazione, alimentando la divisione sociale e la paura, screditando persone e istituzioni, con obiettivo diverso dalla natura loro propria: fornire quelle informazioni utili a coagulare il consenso verso una persona e un blocco politico. E questo ha ben poco a che fare con la funzione di una stampa libera in un paese democratico.

– la seconda questione riguarda l’atteggiamento della Chiesa, o almeno di una parte consistente della gerarchia, ma anche del clero: molti non hanno voluto o saputo riconoscere i pericoli del berlusconismo e del leghismo (assai prima delle vicende sessuali di questo o quel personaggio, dei respingimenti o delle ronde), il loro stridente contrasto con i principi cristiani e con le affermazioni della dottrina sociale della chiesa. Si è lasciato correre sulla vera e propria “semina” di odio, di istigazione all’illegalità e all’intolleranza che in questi anni si è attuata in Italia. Si sono preferite altre battaglie, si sono denigrati e messi ai margini i cattolici democratici, si è parlato a lungo di “valori irrinunciabili” e di “principi non negoziabili”, sostenendo politici che – a parole – sbandieravano la “difesa della cristianità”.

La Chiesa è stata usata per far prevalere un blocco politico. Ora il disegno si è in larga misura realizzato (e registra inquietanti affinità con il vecchio progetto della loggia massonica ‘deviata’ P2). L’appoggio della Chiesa alla politica oggi sembra meno rilevante e necessario, ormai il consenso è conquistato e la fiducia (o quel che ne resta) è riposta e delegata al nuovo “Cesare”. I più recenti interventi di alcuni esponenti della gerarchia e del quotidiano “Avvenire” sono indubbiamente significativi, ma giungono ormai “fuori tempo massimo” per pensare che possano incidere sulla mentalità diffusa dei cattolici italiani; una mentalità formatasi negli ultimi 15 anni grazie ad una apertura di credito al centro-destra, che ha fatto leva sempre di più sul sentimento di insicurezza e di paura della gente (rispetto ad una questione ineludibile come quella delll’integrazione degli immigrati), ma che non ha certo promosso una riflessione diffusa sul modello di società che intendiamo costruire, nè su una nuova mediazione tra fede e realtà storica in trasformazione.

Nel frattempo – e proprio per questo – la Chiesa in Italia ha accumulato un notevole discredito presso non poche persone, che in essa nei decenni scorsi avevano scorto un riferimento “alto”, spirituale e morale. Inoltre questo rapporto con la politica ha condizionato anche la vita interna alla chiesa, facendo sempre più aumentare il peso delle componenti più clericali, tradizionaliste e anticonciliari, ma soprattutto lasciando un notevole disorientamento, anche per la evidente difficoltà a dialogare all’interno della chiesa.

Peraltro – nelle fasi in cui si è fatta meno acuta la battaglia in difesa della vita – in molte omelie è tornata a prevalere un atteggiamento volto a illustrare i tratti spirituali e teologici della fede, ma con una crescente difficoltà a raccordare/confrontare questi tratti con i dati esistenziali e socio-culturali; i temi della giustizia e dell’accoglienza hanno perso rilievo, pur in presenza di una crisi mondiale che sta pesando soprattutto sui più deboli. La prassi pastorale della chiesa – anche per il venir meno di persone e risorse – è sempre più concentrata sul campo liturgico e sacramentale; il ruolo dei laici resta sempre più ai margini, torna ad essere nella grande maggioranza delle parrocchie e diocesi quello di “collaborazione operativa”; ben poco si spende in formazione e nella costruzione di relazioni “adulte” e di “corresponsabilità” nella comunità cristiana.

In gioco non è il giudizio su una normale fase di governo gestita da forze politiche che hanno ottenuto un consenso dai cittadini, bensì è la mentalità diffusa che emerge dopo questa fase.

Gli italiani si ritrovano più impauriti, più violenti, più chiusi su se stessi, più disillusi della politica e della possibilità che questa si accompagni alla moralità e alla ricerca del bene comune.

Ed allora i comportamenti non solidali, egoistici, intolleranti o anche illegali trovano giustificazione, anzi diventano il vero modello di riferimento e rischiano di entrare in profondità anche nel modo di pensare dei cristiani, alcuni dei quali – anche praticanti – non riescono più a fare un collegamento tra valori cristiani e scelte concrete riguardo alla vita sociale e personale.

Tra i giovani tutto ciò è palese, ma la responsabilità principale va riferita al mondo adulto.

Ora non si tratta di fermarsi alla “denuncia”, ma di individuare i modi per fronteggiare questa crisi culturale e morale (ben più grave di quella economica, dalla quale comunque non si potrà certo uscire senza scelte di carattere solidale). Ogni soggetto dovrà fare la sua parte, sul piano politico, come su quello ecclesiale. Per questo la scelta dell’educazione come tema guida dell’attività pastorale e della riflessione culturale della chiesa italiana può diventare profetica, a condizione che sappia muovere da una lettura effettiva delle realtà e da una seria revisione delle attività pastorali svolte, senza tralasciare le questioni prima accennate : la questione del controllo dei mezzi di informazione/formazione, il rapporto tra chiesa e politica, il dialogo interno alla chiesa ed il ruolo del laicato.

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