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Archive for the ‘concilio vaticano II’ Category

 

Care amiche e cari amici del chiccodisenape,

nel cinquantesimo dell’apertura del Concilio, ci è parso importante tenere vivo il ricordo  di questo fondamentale evento con un momento di riflessione comune: “Il Concilio ritrovato”, che abbiamo voluto sottotitolare con le belle parole del discorso di apertura Gaudet Mater Ecclesia.

Si terrà il 10 novembre 2012 dalle 15  alle 18 presso la Sala conferenze Santa Rita Via Vernazza 30 – Torino.

L’incontro si aprirà con la proiezione del video Una giornata al Concilio. Faranno seguito la testimonianza di mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea e padre conciliare, e il contributo della teologa torinese Morena Baldacci.

Avremo quindi modo di partecipare attivamente con le nostre domande e riflessioni.

Vi alleghiamo il volantino e la locandina, in modo che possiate distribuirli tra i vostri contatti e affiggerli nelle vostre parrocchie e associazioni.

Confidando nella vostra partecipazione, vi salutiamo caramente

Gli amici e le amiche del coordinamento di chiccodisenape

Locandina

Volantino

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DISCUTERE SULLE SFIDE CONTEMPORANEE DELLA FEDE CRISTIANA

«Non sapete interpretare i segni dei tempi?». Questa domanda impegnativa di Gesù (cfr Matteo 16,3 e Luca 12,56) sarà il titolo e il tema generale del secondo convegno del “chiccodisenape”.
L’incontro avverrà sabato 29 maggio 2010 presso la parrocchia Patrocinio di san Giuseppe in via Baiardi 4 (raggiungibile con le linee urbane: 1, 17, 18, 34, 35, 42, 74), dalle 9.30 alle 17.00
L’incontro non è solo un occasione di incontro per i partecipanti dei vari gruppi ecclesiali della rete di “chiccodisenape” perché è aperto alla partecipazione di tutte le persone appassionate per la chiesa.

L’iniziativa “chiccodisenape” (il più piccolo dei semi, immagine evangelica del Regno di Dio seminato nel mondo) è nata nel 2007 nello spirito che vivificò il Concilio Vaticano II, spirito di partecipazione, di espressione e di responsabilità laicale del popolo di Dio in ascolto della Parola di vita.
Hanno promosso e proseguito l’attività (convegni locali e nazionali, occasioni di riflessione e di preghiera, documenti su problemi morali e sulla missione propria della chiesa) laici e presbiteri accomunati dall’attenzione per la chiesa e per il suo servizio evangelico nel mondo, e dal desiderio di creare le condizioni per una vera comunione che accetti le diversità e la franchezza dei rapporti.

Il convegno del 29 maggio vedrà, dopo una presentazione del programma e un momento di preghiera, una relazione sul tema generale, tenuta da Elmar Salmann, monaco benedettino e docente presso il Pontificio Istituto Sant’Anselmo e la Pontificia Università Gregoriana, seguita dal lavoro dei partecipanti in sette laboratori, coordinati da un esperto:
1. Il pluralismo e l’opinione pubblica nella chiesa [Marta Margotti]
2. L’ecumenismo e il dialogo interreligioso [Maria Adele Roggero]
3. La Parola [Germano Galvagno]
4. Il rinnovato interesse per la religione e la spiritualità [Oreste Aime]
5. La resistenza all’ingiustizia, alle oppressioni e alle guerre [Stefano Tassinari]
6. Presente e futuro del ministero [Roberto Repole]
7. La religione del corpo [Paolo Mirabella]

Per ognuna di queste tematiche i partecipanti sono invitati a collaborare per riconoscere insieme i segni dei tempi, sia positivi che negativi, e quindi a individuare i problemi che è nostro compito affrontare in questo momento storico, nella chiesa locale e universale.

Nel pomeriggio, una tavola rotonda e una discussione assembleare valuterà le tracce risultanti dai laboratori. L’intervento di Armando Matteo, Assistente Nazionale della FUCI e docente presso la Pontificia Università Urbaniana e l’ Istituto Teologico Calabro, raccoglierà e lancerà le proposte e gli stimoli risultanti dai lavori della giornata.

Come all’inizio, così alla fine dell’incontro un momento di preghiera raccoglierà gli spiriti davanti al Signore nei propositi e nelle prospettive per rispondere alla sua domanda di responsabilità evangelica e di servizio al mondo, nel tempo difficile che ci è dato.

È gradito, per motivi organizzativi, che chi intende partecipare lo segnali alla segreteria organizzativa (antonio.gorgellino@gmail.com – 3922523639).

Per informazioni: chiccodisenape@gmail.com – 3397635871.

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chiccodisenape ha partecipato a un interessante convegno sul tema, organizzato da AperTo (Associazioni per Torino) lo scorso 19 aprile.

Su questo sito si possono ascoltare le relazioni.

Qui si può scaricare il testo della relazione di chiccodisenape.

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È imminente un passaggio tra i più importanti della vita della diocesi torinese: l’elezione del nuovo Vescovo. La prassi vigente è quella di una nomina gerarchica che non coinvolge il popolo dei credenti nella sua ampiezza, in modo difforme sia dalla lettera sia dallo spirito della Tradizione antica e dall’ecclesiologia di comunione professata dal Vaticano II.

Infatti nella Chiesa antica si teneva conto delle attese del popolo di Dio sino a richiedere il suo assenso, mentre significativamente il Vaticano II, nella Lumen gentium, prima descrive il mistero della Chiesa (cap. I) e la sua natura di popolo di Dio (cap. II), che coinvolge tutti i credenti nel sacerdozio comune, e solo dopo delinea la natura e la funzione dell’episcopato e la costituzione gerarchica. Se si confronta tutto ciò con le procedure oggi adottate nell’elezione di colui che è chiamato a presiedere la chiesa particolare, si deve constatare che esse non corrispondono a questi principi, anzi li sostituiscono in una forma che rischia di essere solo burocratica, in ogni caso non comunionale.

Il ritorno ad una forma di incontro reale tra popolo e vescovo non è proponibile sulla falsariga di elezioni democratiche proprie delle società moderne; ugualmente però è ormai da respingere il mantenimento di una tipologia decisionale troppo simile a quelle di stampo monarchico, oligarchico, autocratico tipiche delle società pre-democratiche. Il superamento di questo tipo di processo decisionale, che estromette preti, diaconi e laici e che attua una gestione soltanto verticistica della Chiesa, è condizione per fondare il rapporto di comunione che deve legare una comunità di credenti e il suo Vescovo.

Pertanto come aderenti a chiccodisenape, nato per promuovere la partecipazione responsabile dei laici alla vita della Chiesa, chiediamo alla gerarchia e a chiunque possa aver voce sulla scelta del nuovo Vescovo che questa sia preparata da una preghiera comune e da un’ampia consultazione dei parroci, degli altri preti e dei laici nelle parrocchie, nelle associazioni e negli istituti religiosi, per fornire il profilo del nuovo pastore atteso. Chiediamo che siano i laici stessi a prendere l’iniziativa nelle diverse realtà ecclesiali in cui sono collocati, ed eventualmente suggerire anche nomi.

Da parte nostra cominciamo con esprimere la richiesta che il nuovo Vescovo sappia riconoscere la profezia e non privilegi l’istituzione, sia un pastore intenzionato a sviluppare la ricchezza del Concilio, che non identifichi la Chiesa con la gerarchia e valorizzi il ruolo dei laici, che sappia ascoltare, che sappia far crescere la comunione mediando e armonizzando le diverse istanze senza pretendere di imporre un proprio modello, che sia uomo della Parola e del dialogo con le altre fedi e confessioni e con le diverse culture.

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Pubblichiamo da La Stampa l’intervista di Alain Elkann a Bernard Tissier de Mallerais, uno dei quattro vescovi lefebvriani a cui Benedetto XVI ha revocato la scomunica con l’atto del perdono pontificio del  21 gennaio 2009.

Monsignor Bernard Tissier de Mallerais, per lei che ha partecipato alla fondazione della Fraternità Sacerdotale San Pio X con monsignor Lefebvre, ricevere la notizia della cessata scomunica da parte di Benedetto XVI è stata una grande emozione? E’ stata una grande gioia quella di essere nuovamente accettati nella casa del Padre?
«No, non nel senso di essere tornati nella casa del Padre, perché noi non l’avevamo in effetti mai lasciata».
E allora qual è stata la sua emozione?
«Vedere indirettamente riconosciuto il bene fondato dei sacramenti episcopali del 1988».
Ma cosa era successo?
«Che Sua eccellenza monsignor Marcel Lefebvre aveva dato nel 1988 sacramenti episcopali senza “mandato apostolicum”, ne è quindi seguita una scomunica ipso facto perché non si può essere nominati vescovi senza il permesso del Papa».
Ma tutti questi anni come li avete vissuti?
«Mah, questa scomunica è durata 20 anni ma noi non la consideravamo valida perché monsignor Lefebvre ci aveva nominato per un caso di necessità e il caso di necessità è riconosciuto valido secondo il diritto canonico».
Ma come venivate considerati dalla Chiesa?
«Eravamo considerati scismatici e devo dire che abbiamo sofferto per vent’anni di essere separati dalla Chiesa di Roma. Io ero prete e appunto ero stato fatto vescovo da Lefebvre nel 1988».
Ma adesso che cosa è successo?
«E’ successo, in modo molto semplice, che attraverso la comunicazione del cardinale Re il Papa ci ha tolto la scomunica senza nessuna particolare cerimonia».
Ma voi oggi siete vescovi per il Papa?
«No, non siamo ancora vescovi perché non abbiamo una sede episcopale».
Ma allora le cose non sono del tutto risolte?
«La cosa non è finita, ci vorrà del tempo».
E chi deciderà della vostra sorte?
«Lo deciderà il Papa con l’intermediazione della Curia romana».
Ma in senso pratico quali sono i passi che devono essere fatti?
«Vi saranno delle discussioni teologiche dottrinali a proposito delle dottrine del Concilio Vaticano II tra noi e i rappresentanti della Santa Sede».
Ma voi pensate di tornare indietro per quanto riguarda le vostre divergenze?
«No, assolutamente no. Noi non cambiamo le nostre posizioni ma abbiamo intenzione di convertire Roma, cioè di portare il Vaticano verso le nostre posizioni».
E per quanto riguarda le dichiarazioni molto contestate dal mondo ebraico di monsignor Richard Williamson, un altro dei vescovi che erano stati scomunicati insieme a lei?
«Non ho opinione in proposito».
Ma cosa pensa di quanto è stato detto?
«Penso che la questione non mi interessa e non ho nessuna opinione su questa domanda».
Ma lei cosa farà in futuro?
«Io resterò qui a Ecône».
Nel seminario di Ecône, di cui lei è rettore, quanti sono i sacerdoti?
«Ci sono 60 seminaristi. Ne abbiamo altri duecento in sei altri centri di formazione».
Voi naturalmente avete sempre continuato a celebrare messa in latino?
«Certo, la bella messa latina con messa gregoriana».
Ma anche il Papa ha ripreso a officiare la messa in latino?
«Di questo non ho veramente notizia e non sono in grado di dare un giudizio».
Com’è avvenuta la remissione della scomunica? Il decreto dalla Santa Sede vi è giunto inaspettato?
«Per noi è stata una grazia della Santa Vergine».
In che senso una grazia della Santa Vergine?
«Perché abbiamo dato al Papa i settecentomila rosari che abbiamo offerto in regalo da parte della Santa Vergine».
Come vi siete mossi per ottenere la remissione della scomunica?
«Abbiamo indirizzato a Sua Eminenza il cardinale Dario Castrillon Hoyos, presidente della Pontificio Commissione Ecclesia una lettera di monsignor Bernard Fellay, scritta anche a nome di monsignor Alfonso de Galarreta, monsignor Richard Williamson,e mio, ovvero dei vescovi consacrati da Lefebvre il 30 giugno 1988. E’ stata sollecitata la rimozione della scomunica che datava dal 1° luglio 1988. In questa lettera monsignor Fellay ha affermato “Siamo sempre fermamente determinati nella volontà di rimanere cattolici e di mettere tutte le nostre forze al servizio della Chiesa e di Nostro Signore Gesù Cristo che è la Chiesa Cattolica Romana. Noi accettiamo i suoi insegnamenti con animo filiale. Noi crediamo fermamente al primato di Pietro e alle sue prerogative e per questo ci fa tanto soffrire l’attuale situazione». Con queste parole ci siamo rivolti appunto a Sua Santità Benedetto XVI perché venisse riconsiderata la nostra situazione canonica».

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